Affascinante … inquietante … seducente … : sono aggettivi che ben inquadrano il personaggio di Carmilla, la ragazza-vampiro protagonista del libro. E agli stessi aggettivi gli estimatori di Le Fanu – che ho scoperto essere tanti – fanno spesso ricorso per descrivere il romanzo che li ha conquistati.
Io invece opterei per un distinguo. Affascinante, inquietante e seducente è certamente la fanciulla; assai più ingenua, invece, è la storiella che ci viene narrata. Ma lo dico senza alcuna ironia ed anzi con una punta di rammarico, perché sono consapevole di una cosa: che se avessi letto quest’opera all’epoca in cui venne pubblicata (1872), certamente ne sarei stato catturato anch’io. E magari anche un poco spaventato, come probabilmente lo furono i lettori del tempo. Perché la vicenda, che oggi francamente fa sorridere, avrebbe in realtà tutte le carte in regola per affascinare, inquietare e sedurre, a cominciare dall’ambientazione: un pittoresco castello, eretto sulla vetta d’una collina, circondato dai boschi e isolato dal resto del mondo.
Qui vivono un padre in pensione con la figlia Laura, e pochi domestici al seguito. Ed è qui che troverà ospitalità Carmilla, giovane ragazza dall’oscuro passato, bella, sensuale, languida, ambigua e sfuggente. Ma da quel preciso momento le notti degli abitanti del castello cominceranno ad essere agitate e sconvolte da incubi sempre più reali …
Il racconto è breve e si legge assai velocemente, grazie soprattutto ad una crescente tensione narrativa. Il punto debole è però purtroppo il finale, sbrigativamente risolto con l’improvvisa comparsa del classico
deus ex machina, che non basta però a spiegare tutti gli interrogativi rimasti aperti. Senza contare il fatto, per chi abbia almeno un minimo di dimestichezza con storie di questo tipo, che la percezione è un po’ quella del déjà vu.
Ma di questo non ha colpa l’autore, che in
Carmilla - si dice - certamente riprende “una lunga tradizione di vampiri letterari, dalla
Christabel di Samuel Taylor Coleridge a
Il vampiro di John William Polidori”, ma che del famoso
Dracula di Bram Stocker e dei suoi epigoni, che hanno poi inflazionato il genere, è soltanto il precursore.
Ma pur con tutte queste attenuanti, non riesco a discostarmi dalla mia prima impressione: per cui il mio voto conclusivo è 6. Ringrazio comunque EmilyJane per avermelo segnalato

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