guidocx84 ha scritto: un piccolo esempio per vedere se ho capito davvero: il marito uccide la moglie infedele. Sa che la legge (io dico giustamente) lo punirà per aver ucciso una persona. Costretto a confessare, ammette le sue colpe. Però non ammette di aver sbagliato. Perché per lui, quello che ha fatto, è giusto (mentre, per lui, è ingiusto che sia incarcerato) e motivato dal comportamento della donna.
Se è così, allora capisco e mi torna. Sono d'accordo. Grazie.
Era proprio il paragone che avevo pensato di fare, ma mi sembrava troppo macabro... però vedi, rende l'idea... è proprio così!
nel quotidiano, una volta ogni tanto, scendere a compromessi per il bene di qualcun altro, e chiudere un occhio su qualcuno dei propri desideri incompiuti, a mio modo di vedere, non coincide con il "non sentirsi realizzato".
Guido, io mi riferivo più che altro a quelle persone - ne conosco tante - che sacrificano la propria vita e pensano che non possono cambiare la propria situazione: è quanto di più sbagliato, se non siamo soddisfatti della nostra vita possiamo SEMPRE cambiarla!
Certo che nel quotidiano bisogna scendere a compromessi, d'altronde è quasi impossibile realizzare TUTTI i nostri desideri... l'importante è che appunto questo non ci causi frustrazione.
Per quanto riguarda l'interrogativo posto da
Francesco, penso che la famiglia in cui si cresce influenzi inevitabilmente il nostro modo di essere. Molti psicologi, ad esempio, ritengono che le donne che cercano uomini molto più grandi di loro lo fanno perché non hanno avuto un padre o un buon rapporto con il padre. Un esempio tra tanti, che può aiutare a capire quanto i contesti in cui viviamo (non solo la famiglia, ma anche la scuola ad esempio) ci "plasmino".
Invece, in merito a ciò che ha detto
Elisa... come non appoggiarla! Perché la colpa dev'essere di David che "approfitta dell'inesperienza" di Melanie? Lei è grande e vaccinata, se ci sta è anche una sua responsabilità...