Anch'io ho terminato questa lettura e non sono molto entusiasta.
Premetto che non conoscevo l'autore per cui il mio giudizio si basa esclusivamente su quest'opera non potendo fare paragoni con il resto dei suoi romanzi.
Ho apprezzato che si facesse leggere con fluidità e le descrizioni di Venezia, che riuscivano perfettamente a figurarmi luoghi e situazioni creando un ambiente suggestivo e onnipresente al pari di un personaggio.
L'idea a cui si ispira ( da quello che ho capito da fatti realmente accaduti) è interessante per la domanda posta in essere ovvero quella che ci siamo fatti in molti qui: per chi o cosa sareste disposti a tutto al punto da compromettere la vostra integrità anche a discapito degli altri? C'è qualcosa che desideriamo al punto tale da poter commettere simili follie?
Nel mio caso non credo proprio

È vero che, come dice Giorgia è sempre il protagonista, voce maschile, a dar voce non solo a se stesso ma a tutti gli altri interpretando situazioni e pensieri. Ma l'espediente dell'autore che toglie al protagonista una identità (che se ne crea una nuova anche quella misconosciuta) fa sì che ad assumere un ruolo rilevante siano tutti gli altri e soprattutto quelli meno presenti ossia Juliana e persino Aspern.
A parer mio il personaggio meno sviluppato e più riuscito è proprio Juliana che dice molto più di tutti gli altri con la sua reticenza pur lasciandoci continuamente alla ricerca di risposte.
Quello che non mi ha convinto è la storia eccessivamente ricca di descrizioni e pochi sviluppi e ciò anziché aumentare la suspance ha appiattito la trama. Il protagonista è privo di iniziativa e dipende completamente dalle decisioni delle due donne (anch'esse agiscono ben poco) e tira questo teatrino per le lunghe alla stessa maniera.
Ho trovato divertente la scelta di Tina sul finale e patetica l'inettitudine del protagonista.
Non mi lascia molto purtroppo, anche se è un libro che si lascia leggere senza troppo impegno e a tratti piacevole.