Finalmente ho finito anche io la lettura! Sono andata avanti con molta calma perché è un libro che richiede impegno, penso proprio per il ritmo, come già è stato fatto notare diverse volte. Anche io penso che sia funzionale alla storia.
Ho letto vari commenti in cui si parla di un ritmo lento; credo che sia proprio questa l’idea che ci vuole trasmettere il racconto: un lento incedere di una vita monotona e ripetitiva in attesa di un colpo di scena che non arriverà mai in tempo per essere pienamente goduto, ma che anzi avrà sul protagonista un effetto contrario.
Ecco, proprio così!
Posso aggiungere poco ai vostri commenti, davvero complessi e articolati, però voglio confermare la sensazione di trovarsi davanti a un gran libro, e anche a un gran finale. Non era facile scriverne uno per questa storia così atipica, ma credo che Buzzati abbia fatto proprio la scelta giusta.
A proposito di note biografiche, ho sfogliato la mia edizione Mondadori per capire quale fosse la relazione di Buzzati con il fascismo, dato che il romanzo esce appunto in un contesto di regime e alle porte della guerra. Da quanto ho capito, era una "non-relazione", nel senso che non era quel che si dice un animale politico (e nei suoi romanzi si vede, nel senso che sono altre le dimensioni che lo interessano: quelle più intime, esistenziali, che corteggiano quasi il fantastico) ma ha fatto "quel che c'era da fare" per andare avanti con la sua vita (in questo senso, colgo una certa somiglianza con Drogo!).
Eppure, trovo davvero particolare l'uscita di questo romanzo perché, se è vero che non si può definire antifascista, è ambientato di fatto in un ambiente militare privo di qualsiasi tipo di eroismo, anzi, vengono spesso sottolineate, anche se con delicatezza, le incoerenze e lo svuotamento di senso di questo tipo di vita: ripetitivo, rigido fino a causare morti inutili, e soprattutto che smarrisce spesso la sua ragion d'essere. Vedi l'attesa infinita di un nemico che non arriva.