Ieri io e Davide abbiamo avuto l'ennesima discussione sui gusti pessimi in campo letterario dell'altro/a (cioè, diciamo pure che è Davide ad avere gusti pessimi e io mi sono posta come missione di evangelizzarlo e farglieli cambiare
) e mi è tornata in mente questa discussione.
Io e Davide abbiamo opinioni opposte riguardo alla letteratura italiana del '900, ma soprattutto sull'importanza del variare le letture. Lui è convinto che in un gruppo di lettura non c'è niente di male a leggere in meno di un anno e mezzo due volte Buzzati, perchè i suoi libri son molto diversi tra loro; e non c'è neanche niente di male a leggere due volte Buzzati, nonostante nei pochi mesi intercorsi tra i due libri il gruppo abbia letto Cristo si è fermato a Eboli, Lessico famigliare, e via dicendo con titoli molto poco fantasiosi che potete trovare in qualsiasi manuale scolastico di italiano di 5 liceo
E nei pochi mesi in cui non la spunta un libro di questo genere, molte delle proposte sono comunque libri di autori italiani del 900 (non passa un mese senza che venga proposto Calvino). Io invece sono dell'opinione che anche se è bello approfondire un autore e avere una comfort zone, un gruppo di lettura dovrebbe servire ad aprire gli orizzonti e conoscere cose nuove.
Da qua siamo passati a quali libri secondo noi ha più "senso" leggere o ci attirano di più. Davide sostiene che la letteratura italiana inevitabilmente ci offre qualcosa in più, perchè possiamo capire concetti, situazioni, riferimenti, che in altre letteratura non riusciamo a cogliere, è un tipo di lettura che ci parla in modo più diretto, che crea una maggiore affinità tra lettore e autore/storia. Io invece non sopporto la letteratura italiana proprio per questo, perchè come dicevano Lorenzo ed Erica parlando di classici e contemporanei qua sopra, io nella lettura preferisco trovare un mondo che mi è più lontano, mi piace leggere qualcosa che non conosco; non ho per niente voglia di dovermi subire letture già studiate a scuola, sia in italiano che in storia, riguardo a situazioni che già conosco e che non catturano minimamente la mia curiosità. Lui si è imposto dicendo che mi devo arrendere all'evidenza che non potrò mai capire un romanzo russo come lo può capire un russo (e ha provato pure a fare il romano dicendomi "Stacce"....non sapeva proprio più a cosa aggrapparsi per sostenere la sua tesi
), ma a me sinceramente non interessa leggere un romanzo che capisco quando scelgo che libri leggere, bensì che catturi la mia curiosità e il mio interesse.
Un altro esempio: se avessi saputo che Limonov parlava così tanto della situazione russa, non lo avrei mai proposto, perchè a me non interessa per niente leggere romanzi su questioni di cui già tramite altri contesti vengo sufficientemente informata, volente o nolente.
Voi che ne pensate? Ripropongo la domanda di Lorenzo, cosa cercate quando leggete un libro? Qualcosa in cui vi riconoscete di più o qualcosa invece che vi faccia staccare dal contesto in cui vivete?
@Davide, adesso se vuoi puoi anche intervenire e articolare il tuo pensiero, anche se mi sembra di averlo esposto benissimo