Io consiglierei la lettura di un interessantissimo libro sul tema "traduzioni" di Umberto Eco dal titolo "Dire quasi la stessa cosa." (ediotre Bompiani).
"Supponiamo che in un romanzo inglese un personaggio dica
it’s raining cats and dogs. Sciocco sarebbe quel traduttore che, pensando di dire la stessa cosa, traducesse letteralmente
piove cani e gatti. Si tradurrà
piove a catinelle o
piove come Dio la manda. Ma se il romanzo fosse di fantascienza, scritto da un adepto di scienze dette "fortiane", e raccontasse che davvero piovono cani e gatti? Si tradurrebbe letteralmente, d’accordo. Ma se il personaggio stesse andando dal dottor Freud per raccontargli che soffre di una curiosa ossessione verso cani e gatti, da cui si sente minacciato persino quando piove? Si tradurrebbe ancora letteralmente, ma si sarebbe perduta la sfumatura che quell’Uomo dei Gatti è ossessionato anche dalle frasi idiomatiche. E se in un romanzo italiano chi dice che stanno piovendo cani e gatti fosse uno studente della Berlitz, che non riesce a sottrarsi alla tentazione di ornare il suo discorso con anglicismi penosi? Traducendo letteralmente, l’ignaro lettore italiano non capirebbe che quello sta usando un anglicismo. E se poi quel romanzo italiano dovesse essere tradotto in inglese, come si renderebbe questo vezzo anglicizzante? Si dovrebbe cambiare nazionalità al personaggio e farlo diventare un inglese con vezzi italianizzanti, o un operaio londinese che ostenta senza successo un accento oxoniense? Sarebbe una licenza insopportabile. E se
it’s raining cats and dogs lo dicesse, in inglese, un personaggio di un romanzo francese? Come si tradurrebbe in inglese? Vedete come è difficile dire quale sia la cosa che un testo vuole trasmettere, e come trasmetterla."
La discussione sul cosa significa esattamente "tradurre" sarebbe molto lunga e fuori luogo in questo post. Però leggendo le recensioni spesso si fa riferimento alla qualità della traduzione del libro che stiamo leggendo e da lì magari qualche dubbio e qualche domanda possiamo iniziare a porcerla.
A Novel67 vorrei infine dire che il buon Terrinoni non ci ha voluto restituire un "Ulisse" divertente, ma ha voluto mostrare che nei tanti registri narrativi usati dall'autore (che non si è limitato affatto o nemmeno prevalentemente al flusso di coscienza) il divertimento (qualora presente nell'originale) non ne è escluso a priori.
Poi possiamo ignorare del tutto chi ha tradotto un libro, anzi credo sia un atteggiamento del tutto comune. L'importante è sapere, essere coscienti, che la versione che stiamo leggendo e che magari ci è piaciuta moltissimo è solo una delle tanti possibili versioni di quel libro. Che ne possono esistere di migliori o di peggiori e che la cosa migliore in assoluto sarebbe poter leggere i libri in lingua originale.