Sto leggendo questo saggio e devo dire che, tra tutti quelli proposti in questo percorso di letture, è quello che per adesso mi sta appassionando maggiormente.
Credo che il tema che tratta sia di utilità universale e sì, sicuramente ciò che insegna è importante per chi si occupa di project management ma penso che saper dare e ricevere feedback sia indispensabile anche nella vita quotidiana, non solo nel nostro impiego ma anche in famiglia, con gli amici, più in generale in società.
Già dalle prime pagine del saggio, traspare la capacità dei due autori (coach e formatori) di spiegare i concetti dietro a quella che chiamano "
La cultura del feedback", anche con l'ausilio di semplici esempi e metafore. Il saggio non è mai noioso, né scontato. Vorrei condividere con voi alcuni spunti che ho particolarmente apprezzato, come sempre anche tramite l'ausilio di qualche citazione dal testo stesso.
Iniziamo dal protagonista del libro: il
feedback. Al termine inglese "feedback", avevo sempre associato la parola italiana "riscontro". Forniamo un riscontro a qualcuno quando esprimiamo un'opinione o diamo un consiglio in merito a qualcosa, secondo quella che è la nostra percezione dell'oggetto del riscontro che forniamo. Gli autori scrivono che in italiano spesso vengono utilizzate anche le parole "restituzione" (che però fa pensare a qualcosa di altri che dobbiamo rendere) o "critica" (costruttiva).
Non avevo mai pensato però al fatto che, in termini semantici, la parola feedback è la più appropriata per esprimere il concetto universalmente, quindi anche in italiano. Probabilmente nella nostra lingua madre infatti non abbiamo una parola che copra al 100% il significato della parola inglese. Il motivo è che la parola "feedback" si costituisce dal verbo "to feed", che vuol dire
nutrire, e dalla parola "back" che indica qualcosa che "
torna indietro".
Il feedback è quindi un'informazione di ritorno che nutre chi la riceve, o almeno dovrebbe. [...] Mettere a disposizione di chi li riceve qualcosa di nutriente, una risorsa cioè che faccia crescere.
Da questa prospettiva, il feedback diventa uno strumento incredibile che se ben utilizzato può migliorare noi e le nostre relazioni. Infatti, come dicono gli autori, dobbiamo considerare che
Un feedback è per definizione un atto comunicativo e come tale veicola due informazioni: contenuto e relazione.
I feedback possono veicolare informazioni "oggettive e verificabili", misurabili (testa) e sensazioni soggettive e personali (pancia). Gli autori ci aiutano a distinguere le une dalle altre facendoci notare che il primo tipo di informazioni può essere videoregistrato, il secondo no. Difficile confondersi. Qui inevitabilmente ho ripensato ad altre letture che avevo fatto e discusso qui sul Forum (mi riferisco ai saggi di Bruno Mastroianni sulla "disputa felice". Il tema ricorre anche in questo breve saggio).
Proseguendo con la lettura vengono classificati i tipi di feedback in quattro tipologie: specifici negativi, specifici positivi, generici negativi e generici positivi.
Per "generici" si intendono feedback che non contengono informazioni osservabili e spesso sono espressi mediante giudizi, spesso relativi all'identità (si fa uso di quantificatori universali come mai, sempre, tutto, ecc. e generalizzazioni). Quelli "specifici" invece contengono informazioni precise, in cui sono descritti i comportamenti oggetto del feedback. Per "positivo" si intende un feedback premiante, anche detto "di rinforzo". Quando apprezziamo qualcosa o qualcuno. Per "negativo" si intende un feedback di tipo "migliorativo", dove si evidenzia qualcosa che potrebbe essere migliorato.
Ecco, qui gli autori fanno capire che il termine "negativo" non deve essere visto nella sua accezione classica perché ad esempio un feedback specifico negativo può nutrire molto di più il soggetto a cui è indirizzato il feedback rispetto ad uno generico positivo.
Per farci capire ancora meglio questo concetto, gli autori utilizzano un espediente che ho trovato fantastico: associano queste quattro combinazioni di feedback a degli alimenti, aspetto che si lega perfettamente al concetto di "nutrimento" associato al termine "feedback". Li classificano così:
- Feedback generici positivi: lecca lecca, caramelle, patatine fritte, ecc. (alimenti ghiotti, gustosi ma scarsamente salutari).
- Feedback specifici positivi: lasagne, pizza, parmigiana (piatti gustosi che apportano anche molta sostanza, considerati "necessari ma non sufficienti" in una dieta bilanciata).
- Feedback generici negativi: funghetti velenosi (limitare al massimo questo genere di alimenti).
- Feedback specifici negativi: frutta e verdura (ricchi di sostanze benefiche, necessari per una dieta bilanciata ma il cui gusto non sempre piace).
Con questa analogia, della quale non anticipo altro per non togliere il gusto della lettura a chi vorrà affrontarla, vi assicuro che tutto sarà chiaro ed evidente, innescando riflessioni importanti su come e quando a nostra volta diamo feedback agli altri e su come potremmo migliorarci nel farlo.
Leggendo infatti risulterà evidente quanto sia importante
promuovere la cultura del feedback ma al contempo comprendere le modalità e le tempistiche per fornire i nostri feedback a seconda delle persone e delle situazioni con cui abbiamo a che fare, perché un feedback dato male o in un momento sbagliato può essere controproducente e destabilizzante per chi lo riceve e per la nostra relazione interpersonale con il soggetto. Stesso discorso vale per noi come soggetti riceventi del feedback perché in fin dei conti il feedback dovrebbe servire per nutrirsi a vicenda e quindi non è da considerarsi uno strumento di crescita ad una sola direzione e, affinché il nutrimento ci faccia crescere, dobbiamo anche essere disposti ad ascoltare e a capire cosa ci viene comunicato dall'altro.
Spero che qualcun altro si unirà a questa breve lettura e alla discussione qua sul Forum. Io intanto proseguo...