A giugno ci siamo fatti travolgere da un grande classico: Madame Bovary di Flaubert.Nel complesso Madame Bovary è stato un libro apprezzato dal gruppo, anche se ci ha lasciato sensazioni piuttosto contrastanti e, in alcuni momenti, anche un certo senso di inquietudine.Il personaggio che ha suscitato maggiori reazioni è stato naturalmente Emma Bovary. È stata vista, nel complesso, come un personaggio profondamente negativo, soprattutto per la sua incapacità di accontentarsi di ciò che ha. Emma sembra vivere continuamente proiettata verso qualcosa di diverso: un amore più intenso, una vita più elegante, più emozionante, più ricca. Qualunque cosa raggiunga, però, perde rapidamente valore ai suoi occhi. Questa sua insoddisfazione continua finisce per diventare quasi un’ossessione e la porta a prendere decisioni sempre più egoistiche e distruttive.Ci ha colpito e, in alcuni momenti, sconvolto il suo modo di vivere le relazioni e le responsabilità, soprattutto nei confronti della famiglia. Emma sembra essere talmente concentrata sulla propria infelicità da non riuscire a vedere davvero le conseguenze delle proprie azioni sulle persone che le stanno intorno.Particolarmente angoscioso è stato il rapporto con la figlia Berthe. Ci ha colpito il distacco di Emma nei confronti della bambina e il fatto che la maternità non riesca mai veramente a diventare per lei qualcosa di importante. Berthe finisce quasi per essere una presenza marginale nella vita della madre, nonostante sia proprio lei una delle persone che pagheranno il prezzo più alto delle scelte di Emma.Un personaggio che abbiamo invece apprezzato molto è Monsieur Homais, il farmacista di Yonville. È un personaggio quasi caricaturale: presuntuoso, chiacchierone, convinto di essere un uomo moderno e intelligente e sempre pronto a parlare di scienza e progresso. Allo stesso tempo, però, è molto interessato al proprio prestigio e alla propria affermazione sociale.Homais ci è sembrato interessante proprio perché rappresenta un altro tipo di egoismo e di ambizione rispetto a Emma. Emma cerca continuamente una vita più intensa e straordinaria; Homais cerca invece soprattutto di migliorare la propria posizione e la propria reputazione. È apparentemente razionale e concreto, ma dietro questa facciata nasconde una grande vanità. È significativo che alla fine del romanzo sia proprio lui a uscire vincitore dalla vicenda, ottenendo prestigio e riconoscimento.Charles Bovary, invece, è stato percepito come un vero e proprio inetto. È un uomo buono e sinceramente innamorato della moglie, ma sembra vivere completamente estraneo al mondo che lo circonda. Non riesce a capire Emma, non si accorge dei suoi tradimenti e non comprende la gravità della situazione economica della famiglia fino a quando è ormai troppo tardi.La sua ingenuità arriva quasi a diventare esasperante: mentre Emma vive un’inquietudine continua e cerca disperatamente qualcosa che dia senso alla sua esistenza, Charles sembra accontentarsi di una realtà molto più semplice, senza riuscire a vedere ciò che sta accadendo davanti ai suoi occhi. Allo stesso tempo, però, nel gruppo è emersa anche una certa pietà nei confronti di Charles: è incapace di comprendere il mondo, ma ama Emma in maniera autentica e incondizionata.Abbiamo apprezzato molto anche il modo in cui Flaubert prepara alcuni elementi della tragedia senza renderli immediatamente evidenti. In particolare, ci ha colpito l’uso dell’arsenico: viene introdotto nel racconto quasi naturalmente, senza che il lettore percepisca subito la sua importanza, ma allo stesso tempo ci viene mostrato dove si trova e dove viene conservato. Quando poi arriva il momento in cui quell’elemento diventa centrale, ci rendiamo conto che Flaubert ci aveva già dato tutte le informazioni necessarie. È un dettaglio che, riletto a posteriori, rende la costruzione del romanzo ancora più efficace: l’elemento della tragedia era già lì, davanti a noi, ma non ce ne siamo quasi accorti.In generale, abbiamo apprezzato il romanzo anche perché nessun personaggio sembra essere completamente positivo. Flaubert costruisce un mondo in cui Emma è vittima delle proprie illusioni, Charles della propria ingenuità, Homais della propria ambizione e gli altri personaggi sono spesso guidati dall’interesse personale.Il libro ci ha quindi fatto riflettere soprattutto sul tema dell’insoddisfazione: Emma non riesce mai ad accettare la realtà e continua a inseguire un ideale di felicità che, proprio perché irrealistico, non può mai essere raggiunto. La sua tragedia nasce anche dal fatto che, cercando continuamente una vita diversa, finisce per distruggere quella che aveva.Il giudizio complessivo del gruppo è quindi positivo, anche se Emma è stata un personaggio che abbiamo fatto fatica ad apprezzare e che in diversi momenti ci ha suscitato più rabbia e incredulità che empatia.Ciao al prossimo libro!