Sabato 29 novembre i Cubalibri si sono ritrovati nella libreria Ubik
Il Giullare per discutere de
Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, proposto da Gaia per il tema del mese “Libro scritto da una donna”. Il romanzo è stato accolto positivamente dalla maggior parte dei partecipanti, ottenendo un voto medio di 4 su 5, anche se non sono mancati alcuni dissensi riguardo a come certe tematiche vengono affrontate dall’autrice. Durante la discussione è stato frequente il paragone con la serie TV, molto nota e apprezzata, che ha aiutato a chiarire passaggi, atmosfere e scelte narrative presenti nel libro.Ciò che è emerso con più forza è la rappresentazione della facilità con cui un individuo, una volta privato delle proprie certezze e costretto sotto un regime totalitario, possa diventare schiavo del terrore fino ad accettare e interiorizzare pregiudizi e comportamenti che prima non gli appartenevano. Questo processo è alimentato dalla “formazione” distorta imposta alle ancelle: un insieme di manipolazione psicologica, soprusi e abusi che porta le vittime a subire passivamente le violenze del sistema, talvolta per ignoranza, talvolta per rassegnazione. Nonostante ciò, nel romanzo aleggia una sottile spinta alla speranza: la fuga di una delle protagoniste viene letta come un gesto di tacito coraggio, in contrasto con un clima in cui il terrore divide e impedisce persino di fidarsi delle persone che un tempo erano compagni di vita.Lo stile del libro è stato percepito come scorrevole e delicato, pur trattando temi estremamente duri. Il punto di vista unico della protagonista permette di scoprire gradualmente l’orrore delle esperienze vissute, offrendo una narrazione che si aggrappa ai dettagli per non lasciare spazio al crollo emotivo. Non tutti però hanno apprezzato questa scelta: alcuni lettori hanno trovato problematico il tono distopico e altri si sono fermati a causa della mancanza di contesto, che lascia molte domande aperte su come si sia arrivati alla situazione descritta. L’assenza di una “eroina salvatrice”, figura tradizionale nelle narrazioni distopiche, ha generato inoltre frustrazione e rabbia nei confronti del regime e di alcuni personaggi.È apparso evidente come il tema centrale del romanzo sia la donna vista come strumento all’interno della società distorta di Gilead, indispensabile per sostenere un sistema pseudo-religioso e manipolato. Pur occupando ruoli di potere, gli uomini risultano spesso secondari rispetto al controllo tacito e frammentato esercitato dalle donne, un potere però indebolito dalla loro mancanza di solidarietà reciproca. Nonostante la sua natura distopica,
Il racconto dell’ancella è stato considerato un testo attuale, capace di mettere in luce pregiudizi, discriminazioni e dinamiche oppressive che purtroppo persistono ancora oggi.