Personalmente il libro mi è piaciuto: da psicologo dico che la nostra formazione, la mia di tipo clinico, porta sempre ad una qualche riduzione della persona al suo insieme di sintomi, perché per quanto si faccia doverosa e giusta attenzione al fatto di aver davanti una persona, rimane che i tempi scanditi, la pressione degli effetti della condizione patologica (quando presente) nonché tutto il contesto insieme, alla fine ti spingono a "correre" e della vita vedi solo un'interfaccia, il riassunto ideativo dell'interlocutore, quello che ti fai tu dai suoi racconti. Questo libro esplora più in dettaglio la vita di quella persona, la cui categoria diagnostica peraltro ho avuto in seduta più di una volta, e mi ha spronato ancor di più a riflettere su quanto ci sia dietro quei "riassunti" di cui sopra: ci sono persone che in effetti guardano ma non guardano (quasi alla Totò, guarda ma non guardare!), che non hanno attenzione, che non si preoccupano, non si prodigano; un microcosmo di persone nei loro schemi che, intrecciantesi, non si toccano poi così tanto, come se le persone che si intersecano infine, non siano poi così tanto influenzanti, per cui ogni persona è microcosmo a sé e le comunioni sembrano quasi coincidenze a questo punto. Non mi sono sentito sorpreso di come sia potuta durare così tanto questa storia, e mi ha ricordato dei tanti pazienti che davvero vanno avanti a fare cose improbabili senza che nessuno gli indichi anche solo che stanno sbagliando, o che dovrebbero farsi capire/vedere di più, in una società che, per compensare un passato in cui l'invadere era anche troppo, oggi quasi invita tutti a guardare e passare oltre, e tutti siamo in un attimo nella situazione del protagonista: potremmo star facendo qualcosa di assurdo a nostra volta e chissà se qualcuno ce lo dirà mai; chissà se lo capiremo prima della debàcle più totale.
Mio padre una volta mi disse, che tenevo circa 16 anni, che se mi avessero mai detto che puzzavo mi avrebbero fatto un favore, rispetto a tanti altri che si sarebbero allontanati e basta; credo il libro, non credo volendolo obiettivamente, possa essere visto come un invito non solo a guardarci da chi può mentirci, ma anche come invito ad aprirci noi per primi, perché a sbagliare e fare cose assurde penso ci siamo tutti, ma se decidessimo di vivere di buoni rapporti, avremmo più mezzi per rendercene conto, e magari anche più aiuti per mediare i nostri schemi disfunzionali, quando presenti.