L’incontro di mercoledì 21 gennaio del club del libro di Caserta, è stato dedicato alla discussione di un pilastro della letteratura gotica: Dracula.
Il gruppo ha espresso un giudizio positivo sul romanzo, evidenziando sin da subito l'attualità dello stile di scrittura di Stoker. Nonostante il romanzo sia stato pubblicato a fine Ottocento, la lettura si presenta estremamente scorrevole, grazie alla scelta di narrare attraverso diari, lettere e ritagli di giornale, che permette anche l’immersione appieno nella storia.
Un punto di grande interesse è stato il “paradosso” del Conte Dracula: pur comparendo pochissimo fisicamente, la sua figura domina la narrazione come una minaccia invisibile ma costante, che si percepisce attraverso le reazioni degli altri personaggi e un'atmosfera piena di mistero.
Altra abilità narrativa, sottolineata dal gruppo, è stata legare sottotrame apparentemente distanti - dalla dimensione mistica della Transilvania a quella scientifica della Londra ottocentesca - in maniera naturale e non forzata.
Dracula non è descritto come un mostro grottesco, ma come un aristocratico colto e sofisticato; se fosse stato "uno della plebe", il libro sarebbe stato un semplice racconto di mostri. La sua figura, infatti, affonda le radici in quella di Vlad l'Impalatore, un personaggio storico di nobile lignaggio, ma è indissolubilmente legata anche a leggende ancestrali e alla preesistente mitologia dei "senzadio", creature predatrici che operavano nell'oscurità e nella notte. Certo, questo non lo rende meno terribile: la sua natura lo spinge comunque a compiere atrocità, in bilico tra il puro istinto di sopravvivenza e, forse, il desiderio di ritornare giovane, attaccando bambini e donne.Altro punto di interesse è la dicotomia tra le figure di Lucy e Mina Hacker: se Lucy incarna la la visione più tradizionale della femminilità vittoriana, Mina Harker si rivela la vera protagonista operativa e un personaggio incredibilmente rivoluzionario per l'epoca. Lo stesso autore, attraverso Van Helsing, la definisce dotata di una "mente da uomo e cuore da donna" , che non cede passivamente alla trasformazione, ma la utilizza per distruggerlo.Il finale è stato l'unico punto a lasciare il gruppo parzialmente perplesso per la sua rapidità.
Tuttavia, è emersa una chiave di lettura affascinante: la fretta del finale potrebbe essere una scelta deliberata. Dracula, pur potendo fuggire ovunque, sceglie di tornare nella sua terra. Questo lo umanizza, mostrando la nostalgia di un essere che, alla fine del suo “ciclo di vita”, cerca solo il riposo nella propria casa, accettando la propria sconfitta.Nella discussione, inoltre, si è fatto riferimento alle trasposizioni cinematografiche — dal classico Nosferatu al Van Helsing del 2004, fino alle versioni più recenti — e come queste abbiano oscillato tra la fedeltà letteraria e rielaborazioni più libere. È emerso come, nonostante questi allontanamenti dalla trama originale, il fascino del personaggio resti magnetico, capace di risultare sempre interessante e di adattarsi perfettamente anche a letture e sensibilità più moderne.