Anche I Baffi, come molte delle nostre letture, è stato un testo che ci ha saputo muovere.
Apriamo il nostro incontro interrogandoci su quale sia realmente il tema di questo romanzo di Carrère, che a qualcuno ricorda Kafka, e a molti le maschere pirandelliane.Si parla di follia? Di sogno?Forse, il vero tema di un racconto disturbante ma sempre estremamente lucido è l’identità.L’identità come specchio, definita nel riconoscimento degli altri e che, come tale, si stratifica, si moltiplica e si fa complessa. La stessa identità che il protagonista vede mettere in discussione all’improvviso, e che osserva sgretolarsi mentre si chiede: se il riconoscimento negli altri viene meno, allora di sé cosa resta?
Nulla: nemmeno, come per il protagonista, il nome.
La scrittura di Carrère è, anche in questo testo, sorniona: vera e affilata, gioca con il lettore trascinandolo nello sguardo di un protagonista scomodo, costringendolo ad assumere di volta in volta posizioni contrastanti eppure sempre logicamente inattaccabili, e portandolo a variare il proprio parere più volte, sostenendo tesi complottiste, realistiche, folli e fantasiose con la stessa, incrollabile convinzione.
Questa mimesi assoluta con il protagonista permea anche la scrittura del testo che, nella sua seconda metà, si fa meno precisa, quasi intaccata al tempo stesso dallo sfaldarsi della volontà del protagonista e da una Hong Kong umida e caldissima. Anche in questa progressiva corruzione della scrittura abbiamo seguito il protagonista, lasciandoci quasi tentare da una non-scelta come quella di percorrere lo stesso percorso avanti e indietro, all’infinito, cullati dal rassicurante rollio di un traghetto.
Le opinioni su questa lettura sono contrastanti: chi la segue fino all’ultimo rigo, apprezzando una chiusura aperta all’interpretazione; chi trova il testo sin troppo angosciante, e sostenibile giusto per il numero ridotto di pagine che lo compongono; chi non ne apprezza la natura metaforica e la narrazione poco lineare; chi legge tra le righe una storia di cambiamento e avrebbe apprezzato l’esercizio di una maggiore volontà da parte del protagonista e un’interpretazione maggiormente positiva della metamorfosi, e dell’evoluzione.Di certo, il finale, che volutamente insiste ed esagera in una conclusione ineluttabile ha sorpreso e spiazzato tutti: lasciandoci con molti interrogativi che, forse, devono restare sospesi.
Come il dubbio se Giovanni porti, o meno, i baffi.