A novembre abbiamo letto Colazione da Tiffany di Capote e ne abbiamo discusso il primo dicembre.
Per me era il primo incontro e, a parte il mio ritardo e il panico perché non riuscivo a trovare il posto che avevo davanti agli occhi, ho conosciuto un bel gruppo di persone (Alessandra, Cristina, Luisa, Emanuele e Roberto) che aveva già fatto qualche incontro.
Adagiati su comodi divani e poltrone, sorseggiando thé, succhi e spritz, abbiamo iniziato la nostra discussione.
Va detto che Roberto ha letto il libro in lingua originale e quindi ha colto qualche sfumatura in più rispetto agli altri, in termini soprattutto di linguaggio. Il gruppo si è scisso tra chi ha amato Holly, la protagonista, e chi non. I maschietti in questo senso si sono espressi poco, mentre noi ragazze eravamo più coinvolte. Io ed Alessandra l'abbiamo mal digerita (anzi ne siamo rimaste infastidite), mentre a Luisa e a Cristina, Holly è piaciuta. Il libro non ha una trama complessa ed è incentrato sulla sua protagonista, quindi di fatto la discussione ha riguardato lei, definita da Alessandra "disturbata", per poi in parte ricredersi al termine del nostro incontro dopo aver ascoltato il punto di vista del resto del gruppo, che è stato sicuramente più clemente nei confronti di Holly. Tutti siamo stati d'accordo nel non ritenere Holly così superficiale come vuole apparire; la protagonista ha un vissuto pesante, è dovuta crescere molto in fretta e badare al suo amato fratello Fred, che Holly definisce stupido. Quando Holly si trasferisce dal Sud degli USA a New York, sembra già una donna vissuta (si accompagna a uomini di dubbia moralità da cui si far dare soldi per la sua compagnia), ma in realtà è poco più che un'adolescente alla ricerca del suo posto nel modo. Il libro ha un finale aperto e siamo ancora a chiederci se Holly il suo posto l'abbia trovato.
Ci siamo soffermati anche sulla prefazione al libro che nell'edizione Garzanti del 2019 è scritta da Cognetti. Qualcuno si è pentito di averla letta, perché ne è stato influenzato, Cognetti, infatti, mette in evidenza che ci sono molti aspetti in comune tra Capote e il vicino di casa di Holly, che poi è colui che racconta la storia nel libro, così come tra Holly e la mamma di Capote. Secondo Cognetti il rapporto di complicità tra la protagonista e il suo vicino era lo stesso che esisteva tra Capote e sua madre e ne viene fuori quasi un libro autobiografico.
Inevitabile è stato discutere anche del famosissimo film che ne è stato tratto e tutti più o meno siamo stati d'accordo nel dire che Audrey Hepburn era troppo bella e raffinata per incarnare quel personaggio (nel libro Holly ha i capelli con sfumature colorate ed è estremamente affascinante, ma non bella).
Nel complesso il libro è piaciuto al gruppo. Siamo poi passati alle proposte di lettura per il mese di dicembre/gennaio e alla fine abbiamo votato (attraverso i mitici sondaggi WathsApp di Roberto) per Il buio oltre la siepe di Lee, autrice molto amica, sin dall'infazia, di Capote.
MEMENTO AUDERE SEMPER