Il 3 maggio ci siamo incontrati per discutere del libro letto ad aprile, La trappola di Maigret, di Simenon.
Questa volta eravamo solo in due, io ed Alessandra, ne è uscita fuori una discussione intima.
Ale non aveva mai letto gialli, nonostante la sua nonna ne leggesse tanti. Aveva una sorta di pregiudizio, credeva che fosse un genere troppo cervellotico. Invece questo le è piaciuto molto. Le sono piaciute le ambientazioni parigine e il garbo di Maigret e di sua moglie. Alessandra ha trovato conforto da questa lettura, soprattutto da quel modello di coppia, in cui vi è un profondo rispetto tra i coniugi. Per quanto riguarda la mia esperienza di lettura posso dire che Simenon non mi ha deluso neanche questa volta. Mi piacciono molto i gialli e in particolare adoro la figura di Maigret, burbera ma garbata allo stesso tempo. Come Alessandra ho apprezzato molto l'ambientazione parigina e anche il modo di descrivere i vari poliziotti che ruotano nel commissariato.
Infine vale la pena riportare anche le impressioni di Chiara che non ha potuto presenziare all'incontro ma ci ha inviato un messaggio.
Chiara dice che oltre alla fruibilità del testo, ne ha ammirato la capacità descrittiva. Pareva proprio di essere immersi in questa Parigi afosa, appiccicosa, madida… che ha provato anche a leggere come una metafora dell’angoscia del commissario nel non riuscire a venire a capo del caso. Altro aspetto molto significativo è il legame che unisce la squadra di maigret, con i collaboratori più o meno stretti, che si fidano ciecamente, tanto da affidare addirittura la propria vita pur di mettere in pratica la trappola.
Fastidiosa, seppure comprensibile, l’insistenza dei giornalisti: quell’assedio continuo ha procurato in Chiara un certo disgusto, anche se capisce che ognuno deve pur fare il proprio lavoro.
Anche Chiara ha posto l'attenzione sulla relazione tra il protagonista e la moglie che ha definito ammirabile e auspicabile, decisamente anacronistica.
MEMENTO AUDERE SEMPER