Nell'ultimo incontro eravamo in sei con una netta prevalenza maschile. Abbiamo ritrovato Roberto, che mancava da un po', e Marco, che da quando ci frequenta è una presenza costante e soprattutto legge sempre tutti i libri fino in fondo. Anche questa volta si sono aggiunti dei nuovi grifoni, Massimo e Antonio, due persone piacevolissime. Uniche donne presenti io ed Alessandra che siamo un po' le irriducibili del gruppo, vuoi per una flessibilità di orario di cui disponiamo, che per la vicinanza al luogo dell'incontro.
Questa volta non siamo stati bravi, quasi nessuno ha letto Ohio di Markley, tranne Massimo, Marco e Cristina (non presente ma ha inviato una lunga e accurata analisi). Roberto e Antonio lo hanno iniziato, mentre io ed Alessandra zero.
Ohio è ambientato in una provincia del Midwest statunistense e racconta la storia di un gruppo di liceali, ma in particolare di quattro, che l'autore ci mostra nella loro giovinezza e poi da adulti. A Marco e a Massimo il libro è piaciuto, anche se crudo, ma per loro realistico. A Cristina invece è piaciucchiato, ma preferirebbe evitare letture di questo genere, dove praticamente non c'è speranza.
I nostri tre lettori, facendo il quadro di questo romanzo, hanno evidenziato la perdizione di questi adolescenti americani, tutto sesso e droga, che poi diventano degli adulti infelici e insoddisfatti.
Sono d'accordo con Cristina quando parla di autori (e io aggiungo in particolare gli statunitensi contemporanei) che tendono a focalizzarsi solo sul marciume della società e la disperazione più completa, come se fra questi e l'altro estremo della illusione non ci fossero gradi diversi di commistione tra speranza ed amarezza.
Effettivamente le grifone sono un po' rase di questa scrittura cruda che getta in faccia lo schifo dei giovani. Per carità, tutto vero (anche se in Ohio mi pare di capire che l'autore abbia un po' calcato la mano), ma sicuramente c'è anche altro. Insomma contestiamo che questi autori ci facciano solo stare male e non ci danno speranza. Massimo e Marco invece non sono sembrati disturbati da questa lettura.
Cristina ci ha detto anche che ha trovato questo romanzo molto difficile, non solo per i contenuti, ma anche per lo stile, che secondo lei è discontinuo e alcuni capitoli sono un flusso di pensieri, ma molto prolisso e inutilmente contorto.
Insomma, diciamo che questa lettura di maggio non è stata molto fortunata, speriamo vada meglio a giugno.
MEMENTO AUDERE SEMPER