Il nostro gruppo si è incontrato il 12 dicembre per commentare
I diabolici, thriller psicologico della coppia letteraria Boileau e Narcejac.
Il libro è piaciuto all’unanimità anche se il finale è apparso un po’ scontato con ambientazioni e atmosfere molto vicine a quelle dei gialli di Simenon. A me ha ricordato anche
Teresa Raquin di Zola.
Mi sono interrogata sul titolo, che, senza fare spoiler, non mi è sembrato appropriato alla storia. È venuto in mio soccorso
Massimo, che ci racconta sempre delle curiosità molto interessanti.
Effettivamente il mio dubbio era più che lecito, perché il titolo originale è un altro,
Celle qui n’était plus, Colei che non c’era più, solo che dal romanzo è stato tratto un film negli anni ‘50, I diabolici, con importanti differenze rispetto al libro, ma che ebbe molto successo.
Ebbene, sulla scia di quel successo, il titolo del romanzo tradotto in italiano è diventato appunto I diabolici.
Per quanto riguarda i protagonisti della storia, siamo stati tutti d’accordo nel ritenere il marito Fernand un uomo pavido o per dirla alla maniera di
Alessandra, un mentecatto. D’accordo anche sul fatto che l’unica vera diabolica è la dottoressa Lucienne e che forse Mireille, la moglie, non è poi così debole.
Certo i due coniugi appaiono una sorta di burattini nelle mani di Lucienne, ma Mireille compie azioni che inducono a pensare che non sia poi così passiva, ma piuttosto intraprendente e coraggiosa.
Nel romanzo Mireille viene descritta come una donna debole, remissiva, quasi sottomessa al marito, ma in realtà forse è molto di più e il piano escogitato, di cui lei è parte attiva, ne è prova.
Accantonato I diabolici, abbiamo commentato un po’ anche
Nôtre Dame de Paris, quella che doveva essere la nostra lettura di dicembre e che non sarà
Purtroppo la scelta è stata un fallimento, molti non lo hanno neanche iniziato, molti lo hanno abbandonato, in pratica siamo rimaste io e Chiara a leggerlo e Pamela ad ascoltarlo. A me sta piacendo molto, ma non faccio testo perché amo gli scrittori francesi dell’800 e sono alla terza opera di Hugo.
I più hanno trovato la scrittura noiosa, in quanto troppo descrittiva e in effetti lui è famoso per le sue digressioni che rischiano di bloccare il lettore. Ne sa qualcosa chi come me qui nel club ha partecipato alla maratona de I miserabili, opera meravigliosa, ma le fogne parigine erano diventate un incubo