Con l'avvicinarsi dell'estate gli incontri dei Buddenbook si sono spostati alla Latteria Garbatella, dove grazie ai tavolini all'aperto ci si può gustare la bella stagione o, come in questo caso, un bell'acquazzone estivo. Ma neppure la pioggia ha fermato la discussione sul libro del mese "L'assassinio di Roger Ackroyd", rinvigorita anche dall'arrivo di nuovi membri.
Chi non aveva mai letto libri di Agatha Christie è rimasto colpito dall'intreccio della storia e sorpreso dal colpo di scena finale, mentre chi aveva già letto altre sue opere aveva nutrito dei sospetti già durante la lettura su chi fosse il vero colpevole dell'omicidio. Alcuni hanno sottolineato come il ritmo del libro fosse lento all'inizio, rispecchiando la sonnolenta campagna inglese in cui è ambientata la vicenda, soprattutto in confronto ad altri gialli come "Dieci piccoli indiani" in cui gli avvenimenti si susseguono con ritmo serrato.
I personaggi risultano poco approfonditi dal punto di vista psicologico con le eccezioni dell'antipatico Poirot (avversione sicuramente mia ma condivisa anche da altri), del dottor Sheppard e di Caroline Sheppard, da cui l'autrice ha poi preso ispirazione per creare il personaggio di Miss Marple. Altro spunto di riflessione è che al centro della vicenda sia stato posto un dittafono, innovazione tecnologica per l'epoca, che ai nostri tempi sembra quasi un relitto storico. L'epilogo finale, oltre al magistrale colpo di scena subodorato solo da alcuni, ha lasciato un po' di perplessità per la scelta di Poirot di lasciare un giorno di tempo al colpevole prima di denunciarlo alla polizia, di fatto spingendolo al suicidio, che è sembrata una conclusione un po' forzata e inutilmente macabra.
Nel complesso i pareri sul libro sono stati positivi anche se probabilmente altri libri di Agatha Christie sono più memorabili, ma le si perdonerà se si considera che questo è solo il terzo romanzo di Poirot, scritto quindi all'inizio della sua prolifica e lunga carriera.