SINOSSI

"Dostoevskij era uno di quei rari geni che avanzano d'opera in opera, per una sorta di progressione continua, fin che la morte non li venga bruscamente a interrompere. Nessun ripiegamento in quella sua focosa vecchiaia, non più che in quella di Rembrandt o di Beethoven, al quale mi piace paragonarlo; un sicuro e violento approfondirsi del suo pensiero" (André Gide). Fëdor M. Dostoevskij (1821-1881), scrittore russo. Cominciò a pubblicare nel 1846, con Povera gente e Il sosia. Seguirono Umiliati e offesi (1861); Memorie dal sottosuolo (1864); Delitto e castigo e Il giocatore (1866); L'idiota (1868); I demoni (1871-72).

RECENSIONE

Ho letto questo romanzo tre volte, questa è stata l'ultima. L'ho riletto perché alla fine delle altre due volte ho avuto sempre la sensazione che qualcosa mi fosse sfuggito. Ci sono due capitoli da leggere con particolare attenzione: "Il grande inquisitore", da tutti considerato il capitolo sommo di quest'opera, e "Il diavolo. L'incubo di Ivan Fedorovic". Ne "Il grande inquisitore" Dostoevskij ci propone la presenza di Gesù Cristo in Spagna, e qui viene imprigionato dal grande inquisitore perché ha paura che Gesù possa parlare ancora agli uomini e li induca alla prese di coscienza della verità, cosa che il grande inquisitore non vuole. Nel capitolo "Il diavolo. L'incubo di Ivan Fedorovic", Ivan viene messo a confronto con la sua parte oscura, la parte che ognuno di noi non vorrebbe conoscere. Questo diavoletto venuto sulla Terra dialoga con Ivan e gli prospetta tutte le sue azioni e i suoi pensieri più neri. Ivan è quello che dei quattro figli rappresenta la cultura, il pensiero, la razionalità. Ma nonostante tutto anche Ivan sarà preso nel gorgo delle passioni. Oltre a questi due capitoli però bisogna entrare in questo romanzo la cui narrazione non presenta a mio parere alcuna pecca stilistica: il racconto scorre tenendo il lettore sempre sul filo dell'interesse nello svolgimento dei fatti. L'autore ci mostra una Russia vera, palpitante di persone autentiche, ricca di umanità e come tale con tutti i suoi difetti che vengono così ben descritti e proposti al lettore in tutta la loro tragicità psicologica modernissima. L'arresto di Dimitrij ad opera delle forze dell'ordine non ha nulla di diverso, dopo più di cent'anni, da un arresto operato ai giorni nostri. Il processo è di una attualità sorprendente, le persone che vi partecipano sono descritte alla perfezione e rivelate per quelle che sono davvero, sotto la maschera dell'apparenza. E c'è anche una famiglia povera e disgraziata, la descrizione bellissima di un gruppo di bambini di scuola, in mezzo al quale spicca Iljusa, figlio di un capitano senza lavoro e ubriacone. In questo splendido romanzo, avvincente, che tocca tutti gli aspetti della vita umana, non mancano le due donne russe, altrettanto belle, che compaiono con le loro contraddizioni e con la loro perenne ambivalenza così ben descritta non solo da Dostoevskij ma anche da Tolstoj. Veramente uno dei più grandi romanzi della storia della letteratura.

[RECENSIONE A CURA DI GRAZIELLA]

Autore Fedor M. Dostoevskij
Editore Mondadori
Pagine 1059
Anno edizione 2003
Edizione Superbur classici
ISBN-10(13) 9788817107952
Prezzo di copertina 15,00 €
Prezzo e-book 2,99 €
Categoria Classico - D'ambiente - Storico