SINOSSI
Uno dei più grandi ricercatori italiani di tutti i tempi, Giulio Tarro, è protagonista di questa lunga intervista sui temi chiave della sua avventura di uomo, di medico e di scienziato. Ne vien fuori il ritratto inedito di un appassionato ricercatore della verità il quale, orgoglioso erede della grande lezione del suo Maestro Albert Sabin, ha fatto del binomio fra Medicina e Umanesimo la sua ragione di vita: quel "motore della Storia" che, attraverso scoperte come il vibrione del colera, quella del male oscuro che falcidiava i bambini, ma più recentemente la scoperta dei test genetici quale prevenzione indispensabile in caso di pandemie, ha salvato milioni di vite umane nel mondo. Non è solo il racconto di una vita al servizio della Scienza e dell'Umanità. Questo libro è molto di più: è un tesoro prezioso per le generazioni dei ricercatori che verranno, ai quali consegna la più importante lezione: avere un solo padrone, la ricerca della verità, a costo di passare per eretici, senza mai piegarsi alle logiche delle baronie che troppo spesso privilegiano interessi economici ed accademici al bene comune, pietra angolare e fine ultimo della ricerca.
RECENSIONE
Immaginate un giovanissimo ricercatore che negli anni '60, quando la vivisezione era considerata un caposaldo della medicina, entra in un laboratorio popolato di colleghi altolocati, vede un furetto stremato dalle correnti elettriche e decide di aspettare che tutti escano. Rimasto solo, trascorre circa due ore a rianimare il furetto. E lui ce la fa, lotta come un leoncino ma alla fine continua a vivere. Quel ricercatore, la cui esperienza di vita, di scienziato e di medico ancora oggi continua con lo stesso amore per la salvezza dei viventi, è Giulio Tarro, il grande ricercatore che ha condensato la sua preziosa lezione di uomo al servizio dell'umanità in un libro appena uscito, La buona scienza. La medicina nel segno dell'umanesimo che ha salvato milioni di vite nel mondo. L'Umanesimo: ecco la chiave di volta del tesoro esperienziale che Tarro ci consegna in questo libro. La scienza deve approfondire i misteri dell'universo, ma soprattutto lenire le miserie della gente sulla terra. Il professor Tarro sceglie le parole del suo maestro, Albert Sabin, per spiegare ai lettori la sua visione della Medicina umanistica: una medicina capace di conciliare scienza e utilizzo delle tecnologie senza mai dimenticare l'essere umano nella sua interezza. L'autore indica, insomma, l'esigenza di trovare un bilanciamento tra lo sperimentalismo estremo legato al progresso della tecnologia e la necessità di tutelare sia il malato, sia l'umanità tutta. Per Tarro, «Lungi dal presentare gli esseri umani come prodotti accidentali di cieche forze fisiche, la scienza può suggerire che l'esistenza degli organismi coscienti è un aspetto fondamentale dell'universo e che l'universo stesso, attraverso innumerevoli processi durati miliardi di anni, abbia trovato la sua ultima tappa di sviluppo nell’essere umano, nel suo cervello, nella sua psiche».
Tanti, nel libro, i ricordi inediti. Ad esempio, quello della prima volta in cui il giovanissimo ricercatore siciliano Giulio Tarro, 27 anni, atterrò a Cincinnati per lavorare nel laboratorio di colui che era già una celebrità: Albert Sabin. «L'aereo aveva appena calato la scaletta e io stavo sbirciando con curiosità dal finestrino. D'un tratto non credetti ai miei occhi: Albert Sabin era là, sulla pista di atterraggio. «Certamente, non sarà qui per me», pensai. Ma per chi poteva essere venuto? Scesi con la mia valigetta in mano e, timidamente, gli andai incontro. Lui mi vide e si affrettò a togliermi la valigia di mano. «Ma è possibile?», pensavo tra me. «Non solo è venuto a ricevermi all'aeroporto ma ora, addirittura, mi porta anche la valigia...». Sì, ero proprio arrivato in un altro mondo».
Altra rivelazione che troviamo nel libro, finora mai conosciuta, è il racconto di come un'intuizione di Tarro riuscì nel 1981 a salvare la vita di Papa Giovanni Paolo II, ricoverato al Gemelli in gravissime condizioni per un'infezione indomabile successiva al ferimento in Piazza San Pietro. Tutto cominciò una domenica mattina, quando ricevette una telefonata da Maurizio Costanzo, che gli chiedeva come stavano curando il Papa. «Male!», rispose Tarro, aggiungendo che l'unica cura possibile era l'interferone, che stavano sperimentando in un ospedale elvetico. I medici svizzeri arrivarono nottetempo in Vaticano. E il Papa ebbe salva la vita.
«A conclusione di questo viaggio dentro la storia di Giulio Tarro vissuta tutta d'un fiato - scrive nelle ultime pagine la curatrice, la giornalista Rita Pennarola - a me intervistatrice e, credo, anche ai lettori, resta un tesoro prezioso da custodire e da tramandare, che riguarda da vicino il coraggio, la sapienza, la libertà, l'umanità: tutti beni impagabili, che tanto mancano nel nostro tempo».
[RECENSIONE A CURA DI COMPAGNONI]
| Autore | Giulio Tarro |
| Editore | Helicon |
| Pagine | 270 |
| Anno edizione | 2025 |
| ISBN-10(13) | 9791257200466 |
| Prezzo di copertina | 18,00 € |
| Categoria | Realistico - Cronaca - Saggi - Biografia |

