SINOSSI

Il volume ripercorre la biografia artistica di Grazia Deledda, prima donna italiana a ricevere il premio Nobel per la Letteratura, nel 1926. La sua produzione – frutto di un'innata vocazione alla scrittura – rappresenta un crescendo, dalle prime prove, inesperte e convenzionali, verso un ampio corpus di racconti e di romanzi che discendono da una poetica attenta ai temi della colpa, del rimorso e dell'ineluttabilità del destino, raffigurazione intensa e partecipata della condizione umana. Autrice di grande modernità, creatrice di una produzione al di fuori dei canoni e, perciò, difficile da inquadrare in uno qualsiasi dei movimenti letterari a lei contemporanei, è stata una vera e propria scrittrice professionista, consapevole di tutti i meccanismi della nascente industria culturale, come dimostra l'ampia corrispondenza con editori, traduttori e intellettuali.

RECENSIONE

Una guida agile ma esauriente e ben documentata, questa di Monica Cristina Storini, professoressa ordinaria di Letteratura italiana presso l'Università La Sapienza di Roma. A cento anni dal conferimento del Nobel a Grazia Deledda, Leggere Deledda traccia un ritratto della scrittrice nuorese attraverso l'analisi delle sue opere più significative. Romanzi e racconti deleddiani sono il frutto di un'innata vocazione e testimoniano un crescendo qualitativo letterario che culmina, di volta in volta, nel concepimento e nella scrittura di opere che assecondano una poetica attenta a temi ricorrenti tipici e di grande spessore. Canne al vento (1913), Elias Portolu (1903), La madre (1920), Cenere (1904), La via del male (1896), Cosima (1937), sono solo alcuni dei titoli deleddiani che la studiosa considera nel saggio. Il libro si apre con alcuni cenni biografici e analizza l'accoglimento del corpus deleddiano nel corso degli anni, a partire dalla fine del XIX secolo. La disamina delle opere sintetizza le singole posizioni critiche che, di volta in volta, hanno concorso a definire il profilo letterario della scrittrice nuorese. Rileva Storini come "non si può certo dire che all'autrice non sia stata riservata considerazione da parte della critica. Al contrario, la quantità dei contributi a lei consacrati, sin dai suoi esordi, è davvero impressionante." Tra le pagine, le tematiche più ricorrenti che caratterizzano la letteratura deleddiana (l'incorruttibilità morale delle anime oneste, la strada della colpa, l'impossibilità dell'espiazione, l'inutilità del delitto, e via dicendo) e, tra esse, quelle che ricorrono nell'ambito di capolavori come Canne al vento e Colombi e sparvieri, Marianna Sirca e La madre. Verso la fine del saggio si trova l'analisi dell'ultima fase della parabola letterario-esistenziale della Deledda. Rileva Storini come "Gli anni terminali della produzione di Grazia Deledda - secondo parte della critica - si profilano come meno pessimisti, anche se permane l'immagine di una vita che è essenzialmente dolore e mancanza di significato, rispetto alla quale l'azione umana si mostra impotente."

[RECENSIONE A CURA DI GGMANCA]

Autore Monica Cristina Storini
Editore Carocci
Pagine 144
Anno edizione 2026
Collana Le bussole
ISBN-10(13) 9788829035366
Prezzo di copertina 13,50 €
Categoria Realistico - Cronaca - Saggi - Biografia