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Il romanziere, giornalista ed attivista politico Ciro Alegría Bazán (Perù 4.11.1908 - 17.02.1967) fu il primo scrittore peruviano ad essere tradotto in più lingue e aprì la strada sia alla successiva generazione di scrittori peruviani (Vargas Llosa, Scorza e Arguedas) che ad altri numerosi autori latinoamericani (G. García Márquez, Cortázar, Borges, Allende, ecc.).

Nel periodo in cui Ciro Alegría pubblicò romanzi, la letteratura peruviana si divideva in quattro filoni:

1) La literatura indigena risalente al periodo anteriore alla Conquista. Si trattava quindi di una narrazione inca, la quale si estendeva in una vasta regione corrispondente agli attuali stati del Perù, Ecuador, Bolivia e Colombia del Sud.

2) La literatura indianista che ha origine con lo sbarco di Cristoforo Colombo e i successivi conquistadores spagnoli. In questa narrazione, la figura dell'indio è caricaturata, degradata ed emarginata. Difatti, per indianista s'intende indiano, cioè lo Spagnolo che emigra in America Latina e ritorna in patria da persona ricca.

3) La literatura indigenista cui appartiene Ciro Alegría insieme ad altri scrittori. Non è solo una corrente letteraria, bensì un vero e proprio movimento in cui la figura dell'indio è ristabilita nella sua dignità.

4) La literatura neoindigenista, una vera e propria ricerca dei valori e delle numerose sfaccettature della cultura dell'indio.

Con il suo secondo romanzo I cani affamati (Los perros hambrientos pubblicato nel 1939), l'autore ci introduce nel mondo andino composto di contadini, pastori, padroni, briganti. Non ultima la presenza dei cani-pastori che ci rimandano la loro visione del mondo umano.
La scelta del titolo indica al lettore, attraverso una contrapposizione di diversi temi affrontati quali l'acqua e la siccità, la povertà e la ricchezza, il bianco e l'indio, l'uomo e l'animale, che di fronte alla fame, provocata qui dalla siccità, i cani come gli uomini, si odiano, si uccidono e si divorano tra loro.

I cani affamati appartiene alla trilogia Il serpente d'oro (La serpiente de oro  nel 1935) scritto in Cile, dove fu deportato per motivi politici e con il quale vinse il premio Nascimento, I cani affamati (Los perros hambrientos nel 1938) vincitore del Premio Zig Zag, infine Il mondo è grande e alieno (El mundo es ancho y ajeno nel 1949) con il quale rappresentò al concorso di letteratura iberoamericana il Cile aggiudicandosi un ulteriore premio.

Ciro Alegría fu anche giornalista e durante i diversi periodi di esilio politico (negli Stati Uniti, in Cile e a Puerto Rico) scrisse numerosi articoli e collaborò con molti giornali e riviste, tra cui Selecciones.
Nel 1957, dopo 23 anni di esilio, il presidente peruviano Prado gli consentì di tornare in patria e gli fu consegnato il Dottorato in Honoris Causa dall'Università di Trujillo.
Dopo una breve parentesi di due anni in cui visse a Cuba, tornò nuovamente in Perù nel 1960 ove avvenne, due anni dopo (1962) un colpo di stato. In seguito furono indette le elezioni e Ciro Alegría non esitò a presentarvisi come deputato nella provincia di Lima da cui uscì vincitore nel 1963.
Continuò a viaggiare in Francia, Italia, e Germania e il 16 febbraio 1967 morì di emorragia cerebrale.

Durante i suoi vari soggiorni in prigione, contrasse la polmonite, malattia che non riuscì mai a debellare completamente, per cui durante la convalescenza in una clinica per tubercolosi polmonare e in seguito a una paralisi facciale durata diversi giorni, gli fu imposta la seguente terapia: esercizi di scrittura manuale.
Decise così di iniziare un romanzo, ma non trovava nessun argomento da trattare e così successe che "di notte solevano abbaiare alcuni cani rinchiusi nella casetta ubicata in mezzo alla pineta che circonda il sanatorio, erano le loro voci rissose, ma una di queste, debole, piccola, prolungava un acuto accento Il suo lamento notturno martellava le mie orecchie con instancabile pertinacia e allora ricordai. In tempi remoti quando ero un bambino di quattro-cinque anni, avevo ascoltato voci simili a quella piccola e acuta, mentre l'ombra cingeva strettamente la cordigliera andina. Avevo anche scritto un racconto intitolato I cani affamati. Considerai l'argomento da un punto di vista più ampio, un romanzo ne sarebbe venuto fuori."

(articolo a cura di  Francesca Blache) 

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