Dopo aver visto lo sceneggiato rai quando ero ancora alle medie, ho recuperato subito la lettura del libro e in questi anni mi è capitato più volte di rileggerne alcune parti quando qualcuno veniva qui a commentarlo, proprio perchè anche io mi ritrovo tra coloro che sono rimasti molto soddisfatti di quest'opera. Ora ho deciso di rileggerlo per bene dall'inizio alla fine e seppur si sia confermata una lettura più che piacevole, mi sono sentita forse un po' meno coinvolta. Ho trovato anche io i personaggi un po' troppo esasperati ed esasperanti, ma sono un simbolo di passioni nel panorama letterario e a buon diritto, quindi li ho sopportati bene.
Averlo riletto dopo aver conosciuto un po' meglio la figura di Emily mi ha fatto rivalutare alcuni aspetti del suo romanzo. Infatti, anche io mi direi che i personaggi sono cosi eccessivi perchè lei è vissuta abbastanza da reclusa e senza potersi (o volersi) confrontare con altri ambienti che non fossero la sicurezza delle sue mura domestiche. Ma non credo questo sia da vedere come una critica, ovvero giudicando l'opera irrealistica; bensì i personaggi e la situazione narrata dicono molto sull'autrice. Avrà attinto tanto alla sua immaginazione, è vero, ma era proprio l'immaginazione ad essere un su tratto caratteristico, la sua voglia e il suo bisogno di rifugiarsi nelle storie inventate da lei e dai fratelli, cosi come il voler fuggire dalle scuole dove è stata per brevi periodi proprio perchè si sentiva limitata, soffocata. Quindi ben venga se i personaggi e la storia sembrano esagerati, è riuscita a creare una storia lineare, attenta ai dettagli, che rispecchia il suo bisogno di dare spazio alla sua fantasia. Inoltre trovo che il paesaggio e l'ambientazione ricoprano anche un ruolo rilevante e dicano molto su di lei, credo che leggendo il lirbo si riesca a capire bene il suo attaccamento per l'ambiente naturale in cui è cresciuta, per quella solitudine circondata dalla natura a cui si sentiva tanto attaccata e a cui non voleva rinunciare.
"Il solo mezzo di sopportare l'esistenza è di stordirsi di letteratura" Gustave Flaubert
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