Avevo aspettative piuttosto alte per questo classico (in questo periodo mi sono ripromesso di approfondire molto il filone del romanticismo ottocentesco di area britannica, Bronte, Austen ecc.). La lettura le ha soddisfatte in buona parte, ma non completamente. La storia è indubbiamente coinvolgente così come ben fatta è la trattazione dei personaggi (ho trovato odioso il personaggio di Heatcliff), ma ci sono state delle caratteristiche strutturali narrative che, a livello personale, mi hanno impedito un godimento completo. Quasi tutta la storia si regge sul flashback, che già di per sè è un espediente che smorza l'impatto emotivo, stai leggendo di accadimenti non più attualmente reali, ma di ricordi il cui significato è già in parte anticipato e "filtrato" dalla conoscenza della situazione presente, togliendo a quegli eventi in parte una quantità di suspance. In realtà non è per me un problema così dirimente. Pure Frankenstein della Shelley si regge quasi completamente sul flashblack senza che dal mio punto di vista ciò sia stato minimamente d'ostacolo al godimento delle emozioni della storia, tanto che resta uno dei miei romanzi preferiti in assoluto. Però in Cime Tempestose si aggiunge un altro elemento che ho trovato "deviante" riguardo l'empatizzazione, cioè il fatto che la voce narrante, che in generale definisce il personaggio con cui il lettore crea un contatto intimo preferenziale, perché lo mette a conoscenza della sua soggettività in modo più profondo,
, con la conseguenza che la storia resta posta su un piano di maggiore estraneità rispetto all'attenzione del lettore. Resta senza dubbio un grande classico sempre meritevole di essere letto, ma per così dire, trovo che abbia anche un potenziale a livello emotivo non completamente valorizzato a causa di alcune caratteristiche strutturali, almeno questo è quello che mi è sembrato di considerare.