bibbagood ha scritto: In realtà non tanto nelle descrizioni, quanto alla fine del capitolo 11 ho avuto difficoltà a seguire la conversazione tra Antonio ed Ermenegildo, sia per strada che in chiesa, conversazione basata più che altro su monologhi dello zio espressi quasi a flusso di coscienza, con lunghi periodi e passaggi confusi da un argomento all' altro. Ma penso che, anche se non ci ho capito molto
, esprimano bene la sensazione di confusione, di insicurezza, data dal periodo storico così difficile da commentare unito dalla fragilità della situazione famigliare e del suo stato fisico.
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Mi manca l’ultimo capitolo, ma ho letto con molta attenzione l’XIesimo che dai vostri commenti mi sembrava piuttosto ostico. È proprio grazie a voi che forse sono riuscita a capirlo a pieno.
Ho aspramente criticato Antonio che non reagisce, ma inevitabilmente bisogna andare oltre e capire quello che rappresenta altrimenti non si capisce il senso dell’opera di Brancati.
Antonio è la massa che si sottomette al potere fascista e questo mi è apparso chiaro durante il discorso presso l’Avv. Bonaccorsi. Antonio (vedi la società dell’epoca) è sofferente difronte a parole come
libertà, progresso, dignità, verità, coscienza poiché sono opposte ad altre parole che pesano nella sua vita e tanto care sono per i più. Antonio/società non ha saputo cogliere la sincerità di quelle nuove parole e non è stato in grado (ecco la sua impotenza) di ribellarsi. La parte finale del capitolo che appare confusa è l’espressione della filosofia di Croce. Brancati conobbe il filosofo e ne divento’ un estimatore. Questa parte del libro può diventare più chiara se ricordiamo che Croce fu il padre dell’idealismo italiano e che, in sostanza e riassunta in maniera veramente spiccia, la sua filosofia riteneva che la realtà è solo quella che viene concepita dal soggetto in quanto riflesso della sua interiorità. Banalizzando è reale ciò che riusciamo a pensare. Ecco, il monologo di zio Gildo è espressione della filosofia crociana. Lui vorrebbe che non fosse vero quanto detto dal grande filosofo, vorrebbe poter credere che ci sia altro oltre a quello che l’uomo riesce a pensare. E Antonio/società come si pone in questo discorso? Al solito in maniera ottusa, si preoccupa solo di dire allo zio di stare attento a dove mette il piede che c’è uno scalino.
Ho trovato queste pagine difficili, ma grazie a voi che mi avete portato a leggerle con più attenzione, credo di averne colto la grandiosità.
Vado a leggere l’ultimo capitolo.