Sono un po' più indietro, a pagina 424 che corrisponde al capitolo 35. Devo dire che tutta la parte sulla guerra io l'ho trovata un po' noiosetta, sarà che è una ambientazione che io non amo mai, ma andavo avanti solo per capire cosa avrebbe fatto Strange. Secondo me è interessante vedere quanto la gente conti sulla magia se sa di poterla sfruttare e penso che accadrebbe anche oggi, forse pure peggio, se avessimo arti magiche di questo tipo! Tra l'altro, continuo a notare che le magie di Strange hanno degli effetti collaterali a cui lui non sa porre rimedio, mentre non mi sembra sia così con le magie fatte da Norrell, almeno fino ad ora. C'è da dire che tra i due maghi, quello più portato a fare magie è proprio Strange, gli vengono molto naturali mentre Norrell è più studioso: è come se uno fosse la pratica e l'altro la teoria!
Trovo sempre molto interessante tutto quello che succede intorno a Vinculus. Dalle ricerche fatte da Childermass sappiamo che il padre di Vinculus ha rubato "il" libro di magia, che non l'ha mai letto e di cui poi ha mangiato ogni pagina per una sfida da ubriaconi. Ebbene, io credo che, in qualche modo, la verità sia molto simile: forse non l'ha letteralmente mangiato, ma fatto sta che quella magia gli è entrata dentro e ipotizzo se ne volesse liberare da bravo egoista quale ci è stato presentato. Mi spiego così perché, subito dopo la fantomatica gara, lui sia immediatamente andato a generare un figlio, cioè per passargli questo peso magico. Di Vinculus sappiamo che ha dei segni azzurri sul corpo, come se fossero dei tatuaggi, ma che copre perché non vuole farli vedere (e quindi, secondo me, sono simboli magici), e sappiamo anche che odia il padre più di ogni altra cosa... e io penso sia proprio perché il padre gli ha scaricato questo peso. Se ci facciamo caso, è proprio Vinculus che predice a Strange che diventerà un mago, quando il giovanotto neanche ci pensava, ed effettivamente le cose sono andate proprio così! Quindi, non è affatto un ciarlatano come i londinesi credono, ma è un mago o comunque porta dentro di sé la magia del Re Cervo (per via del libro "ingurgitato" dal padre). Insomma, mi aspetto dei collegamenti in tal senso, poi chissà... magari non è così e ho semplicemente una fervida immaginazione

Il gentiluomo dai capelli lanuginosi è ormai, senza ombra di dubbio, il villain di questo romanzo. A parte l'eccentricità, ho già constatato quanto sia capriccioso e privo di moralità, tratti che dovrebbero essere tipici del folklore legato al piccolo popolo, insomma agli essere fatati. Dopo Lady Pole, adesso ha puntato anche Arabella e non vedo un futuro roseo all'orizzonte per questa povera donna! Ho, però, apprezzato tutta la parte relativa al ricovero forzato del re Giorgio III, che è passato alla storia come il re pazzo (e chi ha visto Bridgerton lo sa bene). L'ho apprezzata perché l'autrice fa una critica, velata ma che il lettore coglie al volo, relativa alle condizioni di questi poveri disgraziati con problemi mentali, rinchiusi forzatamente nei manicomi. Pure il re, nonostante fosse il Re d'Inghilterra, era trattato malissimo. Lì per lì non ho capito se la pazzia del re fosse sempre dovuta al gentiluomo dai capelli lanuginosi, ma poi leggendo mi sembra di aver capito che quello era solo il loro primo incontro. Anche tu hai avuto questa percezione, Bea?
Comunque, io ho sempre la sensazione che la Clarke stia allungando il brodo con vari aneddoti che, in fondo, non aggiungono molto perché il carattere dei protagonisti si è già capito dalle pagine precedenti. Al 50% della lettura, che pure mi sta piacendo e divertendo, rimango un po' perplessa perché mi sembra che finora sia solo una presentazione dei personaggi e del contesto, non è ancora partito lo scontro tra i maghi e il tizio fatato, cosa che mi aspetto di leggere, oppure tra Norrell e Vinculus o tra Norrell e Strange. Boh, alla fine si fa leggere ed è un romanzo che ti fa immergere in quelle atmosfere magiche, quindi la lettura è molto gradevole e non me ne sto pentendo.