SINOSSI

Cina, XV secolo. Secondo Confucio «una donna istruita è una donna senza valore», ma Tan Yunxian non è d'accordo. Rimasta senza la madre, fin da bambina le vengono insegnati dai nonni i pilastri della medicina cinese, i Quattro Esami – guardare, chiedere e ascoltare, annusare e toccare, sentire il polso –, un approccio che un medico uomo non può mai mettere in atto con una paziente donna perché la tradizione lo vieta, giudicandolo sconveniente. E così ci sono donne che devono curare altre donne, come Meiling, promettente levatrice che conosce la consistenza dei corpi e la viscosità del sangue: per lei toccare è prassi quotidiana, mentre per un medico è riprovevole. Yunxian e Meiling si scambiano nozioni e rimedi, diventano amiche e giurano che condivideranno gioie e battaglie. «Niente fango, niente loto», si dicono: dalle avversità può sbocciare la bellezza. Ma poi Yunxian è costretta a sposarsi e tutto quello che ha costruito sembra franare. Tutto quello che ha imparato sembra dover essere dimenticato, ora che è una moglie. Ma il suo desiderio di curare, di aiutare donne e ragazze di ogni ceto sociale è più forte persino della tradizione, alla quale si ribella. Con l'aiuto di Meiling, Yunxian si spingerà così dove nessuna donna cinese era mai arrivata, contribuendo in modo indelebile al progresso della medicina.

RECENSIONE

Ho scelto di leggere Lady Tan e il circolo dei fiori di loto di Lisa See perché da tempo sono incuriosita dalla storia della Cina. Volevo conoscere questo periodo storico andando oltre l'immagine che spesso viene proposta nei drama cinesi o sui social, capire meglio come vivevano realmente le donne a quell'epoca e quali fossero i limiti imposti loro dalla società.
Il romanzo è ambientato nella Cina della dinastia Ming, nel XV secolo, e racconta la vita della protagonista dall'infanzia fino alla vecchiaia. Un aspetto centrale della storia è la medicina, all'epoca praticata esclusivamente dagli uomini, e soprattutto il problema delle cure mediche destinate alle donne. In quella società, infatti, le donne non potevano essere viste né toccate da uomini estranei alla famiglia. Quando una donna aveva bisogno di cure, il medico doveva quindi ricevere le informazioni attraverso una serva o un familiare, senza poter visitare direttamente la paziente. In questo contesto assume un ruolo fondamentale la nonna paterna della protagonista, moglie di un medico particolarmente illuminato, che, fatto eccezionale per l'epoca, aveva ricevuto dalla propria famiglia d'origine numerose conoscenze mediche. Sarà proprio lei a trasmettere questo sapere alla nipote, che imparerà così a curare prima le donne della propria famiglia e, con il tempo, anche quelle che si rivolgeranno a lei. Ho trovato interessante questo aspetto perché permette di comprendere come, in una società nella quale alle donne erano preclusi molti ruoli, alcune di loro riuscissero comunque a costruirsi uno spazio di autonomia attraverso le conoscenze che potevano acquisire. La medicina diventa quindi non soltanto un elemento della storia, ma anche uno strumento attraverso il quale la protagonista riesce a rendersi utile agli altri e ad avere un ruolo più indipendente rispetto a quello normalmente riservato alle donne del suo tempo. Il libro offre, infatti, uno spaccato molto interessante della società cinese dell'epoca e delle numerose regole che condizionavano la vita femminile. Le donne erano sottoposte a precise aspettative familiari e sociali e avevano pochissima possibilità di decidere autonomamente il proprio destino. Un esempio particolarmente significativo è quello della legatura dei piedi, descritta in diversi momenti del romanzo. Questa pratica, considerata allora un elemento di bellezza e di prestigio, aveva conseguenze molto pesanti sulla salute e sulla possibilità di movimento delle donne. I piedi deformati rendevano infatti difficili anche le attività quotidiane e limitavano fortemente l'autonomia personale. Mi ha colpito anche il contrasto rappresentato dall'amica della protagonista, alla quale i piedi non erano stati legati. Quella che oggi considereremmo una condizione di maggiore libertà era, invece, vista negativamente dalla società del tempo e poteva diventare un ostacolo per ottenere una posizione prestigiosa all'interno della società.
Lo stile di Lisa See è scorrevole e prevalentemente descrittivo, con grande attenzione alle tradizioni, alla medicina e alla vita quotidiana, frutto di un'accurata ricerca storica. La trama segue in modo lineare la vita della protagonista e, a mio parere, il suo punto di forza non è tanto la complessità degli avvenimenti quanto la possibilità di conoscere una società molto diversa dalla nostra. Ho apprezzato il libro soprattutto per il suo valore storico e per lo spaccato che offre sulla condizione femminile nella Cina del passato. Ho invece trovato meno coinvolgente l'aspetto emotivo e psicologico: i sentimenti e le relazioni tra i personaggi sono poco approfonditi e questo rende più difficile sentirsi coinvolti nella storia. Consiglierei Lady Tan e il circolo dei fiori di loto a chi è interessato alla storia e alla cultura cinese e alla condizione delle donne nelle società tradizionali; lo consiglierei meno a chi cerca soprattutto un romanzo ricco di sentimenti, relazioni e approfondimento psicologico. Per me è stato soprattutto un interessante viaggio nella società cinese del passato, più che una storia capace di coinvolgermi profondamente sul piano emotivo.

[RECENSIONE A CURA DI LALLA67]

Autore Lisa See
Editore Longanesi
Pagine 396
Anno edizione 2024
Collana La Gaja scienza
ISBN-10(13) 9788830461475
Prezzo di copertina 22,00 €
Prezzo e-book 9,99 €
Categoria Classico - D'ambiente - Storico