Riassumo un po' quanto mi ha fatto provare questo libro (e chiedo già scusa perché non saranno cose positive, purtroppo

)
1) come già detto, vedo Modesta come una giocatrice di scacchi; soprattutto nella prima parte, compie delle azioni solo perché si aspetta una reazione (che vada a sua favore). Per questo motivo, mi è risultato veramente ostico empatizzare con lei
2) nel cinema horror si chiamano JUMPSCARES, in italiano Bubusette, e sono quegli escamotage narrativi che gli autori scarsi usano per causare una reazione improvvisa nello spettatore, non essendo in grado di produrre una messa in scena che faccia crescere la tensione. Ferma restando che quanto raccontato nel libro è la cosa più odiosa nell'universo, Goliarda fa la stessa cosa con gli ATTI IMMORALI (da qui in avanti AI):
- l'AI numero 1 ti shocka;
- l'AI numero 2 ti fa alzare il sopracciglio;
- all'AI numero 3 guardi l'orologio imbarazzato sperando finisca presto
3) è un libro verboso. I personaggi spiegano tutto, ma proprio tutto, anche l'evidente; da questo si percepisce che Goliarda ha come fine quello di fare la morale, ha un punto di vista preferito e lo vuole imporre al lettore facendolo vincere nella discussione tra due personaggi (vedi scambio Amore-Sesso con Carlo). Non che ci sia qualcosa di male nell'avere un'opinione forte, ma questo è il modo più goffo di farlo emergere e, oltretutto, è oltremodo didascalico (lasciando poca, ma veramente poca libertà al lettore di farsi una propria idea)
4) come già detto da Claudia, Carmine parla come il Maestro Yoda.
La mia conclusione, purtroppo, è che Goliarda sia una scrittrice mediocre che si è fatta travolgere dalla sua frenesia di parlare dei GRANDI TEMI e, nel suo non saperli gestire, ha dato vita ad un pastrocchio che alterna momenti coinvolgenti a grandi paludi che fanno arenare la lettura, un "mappazzone" senz'anima che vorrebbe essere illuminante e,a conti fatti, risulta solo pedante.
Vi chiedo di nuovo perdono sui ceci e sui cocci, so di essere stato "leggermente" pesante