Finalmente l'ho terminato ieri sera!!
Che dire, il mio giudizio non è nè positivo, nè negativo, mi spiego meglio: all'inizio mi aspettavo di leggere un bel libro, ironico al punto giusto (ammetto che nelle prime pagine ho riso ahahah) ma anche, come dire, innocente, insomma, la storia di un giovane ragazzo di campagna che vive l'avanzare dell'industrializzazione nell'Italia di fine anni 50/ inizio anni 60. Tuttavia quando inizia a crescere il romanzo secondo me ha iniziato a crollare, la sua ironia iniziale si perde nella lettura, il linguaggio scurrile che all'inizio mi faceva sorridere ora non più ma soprattutto, come ben sapete immagino, il Saltatempo adolescente proprio non l'ho sopportato, un tale sbruffone e spudorato che ha perso tutta l'innocenza della sua infanzia. A volte i suoi atteggiamenti non li ho affatto graditi, mi hanno infastidito.
Sinceramente nemmeno io ho capito la funzione delle divinità e dell'orobilogio all'interno del romanzo, sono sicuro che se non ci fossero stati questi elementi il libro sarebbe stato uguale, se non più convincente, perchè a mio avviso il dio, gli gnomi & co. non sono stati credibili al 100%, sembravano messi lì per caso e senza un apparente motivo.
Gli aspetti positivi invece riguardano, oltre all'ironia iniziale, anche la descrizione dell'evolversi delle abitudini dei cittadini, dei cambiamenti del territorio, insomma, ho apprezzato il passaggio lento e graduale di Saltatempo durante gli anni 60, da quando conosce Mary Quant a quando arriva al tanto discusso 68, però certo, la ricostruzione storica lascerebbe desiderare, però, dal momento che non è un romanzo storico, il passaggio temporale mi è piaciuto. E' come se il protagonista assorbisse per osmosi gli avvenimenti vari degli anni 60 e ciò rende comunque il libro originale.
Ad ogni modo alla fine del libro sembra che l'autore non sappia cosa abbia in mente, alla fine secondo me si è perso tutto l'entusiasmo dell'inizio e di conseguenza la lettura mi è risultata affannosa.