Continuo a non essere d’accordo 
Riprendendo un po’ l’esempio di Lorenzo, il fatto che ci siano enormi quantità di cibo, e specialmente di cibo scadente, comporta che noi non sappiamo riconoscere e non possiamo gustare il cibo buono?
Sul legame tra leggere e scrivere, ripeto: impedendo alle persone di scrivere , le indurremmo a leggere di più? Non credo
Mhm io non sono fissata con il cibo come la maggior parte degli italiani, ad esempio te che ti lamenti della scelta di carne nei supermercati tedeschi
, ma capita spessissimo che gli italiani prendano in giro americani, tedeschi, ecc., su come mangiano e che per loro qualsiasi cosa è buonissima perchè tanto non hanno cose fresche, non sanno come si cucinano veramente le cose, non usano l´olio buono, e che spesso per loro conta più la quantità che la qualità. Quindi anche nel cibo mi sembra che vivere in un contesto che ti crea le condizioni per selezionare meglio gli ingredienti sia determinante per avere un'alimentazione più di qualità.
Sulla seconda domanda sono ovviamente d´ accordo anche io, non ho mai detto questo, la mia era una constatazione di quanto i due dati piuttosto estremi (numero spropositato di libri pubblicato e record di persone che non leggono) possano evidenziare particolari tendenze tra gli italiani, ovvero che ognuno è interessato e concentrato su se stesso, ognuno pensa di avere le uniche vere idee importanti (basti pensare che praticamente ormai ogni politico deve crearsi un partito suo perchè non può concepire di scendere a compromessi con idee di persone della sua stessa fazione politica), si é sempre meno interessati al dialogo e al confronto (dovrebbero esserci più gruppi di lettura
). Leggere vuol dire mostrare interesse verso ciò che dicono gli altri, riflettere su come gli altri vedono la nostra stessa realtà; scrivere vuol dire rimanere nel proprio mondo (è ovvio che si impara anche scrivendo, ma di solito scrivere romanzi implica, ed è anzi consigliabile, scrivere di cose di cui si conosce).