Margarethe ha scritto: Sono riuscita a trovare una frase fastidiosa 
La bambola è uno dei più imperiosi bisogni e nel medesimo tempo uno dei più graziosi istinti dell'infanzia femminile. Curare, vestire, adornare, svestire, rivestire, insegnare, sgridare un poco, cullare, vezzeggiare, addormentare, immaginare che qualcosa rappresenti qualcuno: tutto l'avvenire della donna è qui. Sognando e chiacchierando, facendo corredini, cucendo vestitini, giubbetti e camicine, la bambina diventa fanciulla, la fanciulla diventa giovanetta, la giovanetta diventa donna. Il primo bambino segue l'ultima bambola.
Una bambina senza bambola è infelice e assolutamente inconcepibile, quasi quanto una donna senza figli.
Vorrei spendere anch’io qualche parola su questo estratto che ho trovato di una tenerezza incredibile.
Tralasciando il discorso sulla componente di maschilismo del brano, abbastanza evidente, ma che va contestualizzata nel periodo storico, vorrei invece soffermarmi sulla grandezza di Hugo nel descrivere la psicologia infantile con una sensibilità degna del miglior Winnicott.
Per comprendere l’importanza che per un bambino riveste il gioco di finzione (per es.
immaginare che qualcosa rappresenti qualcuno), il fare finta che, basti pensare che esso viene considerato uno dei precursori della cosiddetta
Teoria della Mente, cioè la nostra capacità di cogliere il punto di vista dell’altro durante una interazione. È, per intenderci, la capacità di andare oltre il significato letterale di un messaggio; è ciò che, per esempio, ci permette di comprendere una barzelletta. Se ne coglie tutta l’importanza quando una tale capacità manca, come purtroppo avviene nelle persone con sindromi dello spettro autistico.
Ancora, tutti avremmo certamente visto, almeno in qualche film, come il gioco di finzione, specie con delle bambole, venga utilizzato per indagare ciò che i bambini, specie molto piccoli, non riescono a verbalizzare. Il gioco con le bambole consente al bambino di proiettare il suo vissuto emotivo e dirci cose che a volte non vorremmo sapere…
Ma aldilà di tutto, la bellezza di questo brano non sarà sfuggita al fortunato genitore che qualche volta si è fermato ad osservare la propria figlia e con quanta gioia e piacere essa gioca con la propria bambola.
E a questo punto, faccio questa domanda: quale sarebbe la nostra reazione se nostro figlio mostrasse di preferire le bambole ai soldatini?