Buona sera a tutti, malgrado i lampi, i tuoni e la pioggia battente...
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Premetto che non riesco ad immaginare una vita senza i libri, soprattutto i veri libri, di carta e inchiostro, e che sento di non aver letto che la minima parte di quanto avrei potuto. Purtroppo però mi rendo conto sempre più che il tempo che ho a disposizione per la lettura è limitato e spesso ostacolato da altre attività, impegni e anche stanchezza. Come forse per molti di voi il momento dedicato ai libri per me è la sera, prima di dormire, e lo sfrutto fino a che non mi scivola il libro dalle mani (come sto invecchiando... ). Proprio per questo però, pensando anche a molte opere che ho letto in passato, mi chiedo che cosa valga davvero la pena leggere per non gettare "tempo prezioso". Infatti, diciamocelo in confidenza, parecchi libri non valgono la carta sulla quale sono stampati, e mi risulta profondamente irritante scoprirlo quando invece avrei potuto impiegare lo stesso tempo in una lettura più avvincente e costruttiva. Partendo da tali presupposti ho quindi provato ad affrontare "i libri che dovete assolutamente leggere", nella ingenua speranza di trovare quell'impareggiabile piacere che tutti penso abbiamo provato con alcuni libri, quando non riusciamo a smettere di leggerli e non vediamo l'ora di ricominciarli appena possibile. Invece no. Mi sono trovato in mano dei tomi che non sono nemmeno riuscito a finire, come ad esempio "Middlemarch" di G. Eliot o "Il tamburo di latta" di Grass ed altri ancora, oppure libri che, una volta terminati non mi hanno lasciato la benché minima sensazione. Allora mi chiedo se sono stupido io, dato che non riesco ad apprezzare quelli che sono ritenuti dei capolavori imperdibili, o se c'è sotto qualcosa d'altro. In effetti, anche prima di cercare illustri suggerimenti, mi era capitato, non raramente purtroppo, di leggere libri dei quali non ho poi serbato alcun ricordo: qualche giorno fa mi ha stupito vedere nella mia libreria "Un giorno questo dolore ti sarà utile" di Cameron e non ricordare assolutamente di averlo letto. Però quando mi capita di arenarmi davanti agli scritti di un premio Nobel (i premi Nobel sono il mio incubo, riesco a leggere solo Steinbeck), sprofondo in una sconfortante sensazione di inadeguatezza. Capita solo a me? Oppure pensate anche voi che a volte certi "classici" o "capolavori" in fondo sono un po' sopravvalutati, o perlomeno, non così facilmente fruibili? Mi piacerebbe sapere che ne pensate, tanto per non sentirmi troppo solo ed emarginato nella mia pochezza. Vi lascio, sperando di non aver blaterato a vuoto, segnalandovi alcuni di quei libri che invece per me sono stati, finché li leggevo, l'attività più appassionante di quei giorni e che ancora oggi quando li ricordo mi suscitano sensazioni bellissime. Non sono libri inseriti in liste o classifiche e nemmeno particolarmente famosi, ma se avrete la voglia di provarli spero ne sarete soddisfatti. Ve ne cito solo alcuni: " Hotel New Hampshire" e "Il mondo secondo Garp" di John Irving, "Comma 22" di Joseph Heller, la trilogia di Gormenghast di Mervyn Peake (in particolare i primi due), "Shantaram" di G.D. Roberts, "Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay" di Chabon. Ciao e grazie per l'ospitalità.
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