Nel mese di aprile, il club del libro di Brescia ha deciso di leggere Yellowface di R.F. Kuang.
La lettura non ha generato una discussione di pareri molto discordanti: solamente alcune persone si sono sbilanciate dando al testo voti alti.
Le critiche sono molteplici, e accomunano il parere della maggioranza dei presenti: il libro viene venduto come romanzo giallo, ma subito si rivela privo di mistero, con la morte quasi inutile e buffa del personaggio che sembra dover essere il più importante e positivo della storia. Non solo la trama non ha alcuna suspense, il corpo centrale del testo è ritenuto da molti lungo, noioso, pesante: a dare voce all'intera storia è un narratore in prima persona definito da alcuni insopportabile, che parla di ciò che le accade in modo angosciante. Questo libro è finito per essere definito come 400 pagine di poca sostanza. Juniper non fa mai un esame di coscienza, non vi è una vera e propria introspezione: ogni sua scelta è legittimata e senza contraddittorio, e in qualche modo riesce a cavarsela qualsiasi siano le conseguenze delle sue azioni.
E' evidente l'intento dell'autrice. Il tema principale del romanzo è raccontare il mondo dell'editoria in questa generazione comandata dai social network, spiegando il processo di viralità dei libri e criticandolo in modo satirico. R.F. Kuang demonizza il mondo della rete (in particolare spazi come X (Twitter) e Instagram), rappresentando la Gen Z che ora la popola con le sue reazioni sproporzionate a ogni scandalo e il suo falso buonismo. Forse questo libro avrebbe funzionato meglio se l'argomento fosse stato riportato sotto forma di saggio.
Insomma, la tematica originale non è abbastanza per far appassionare i membri del club che mandano a casa Yellowface di R.F. Kuang con un voto di 2.89 stelle su 5.