Le villain al Villains (…e non solo)
Approfitto della lingua madre dell’autore per creare un ardito gioco di parole che sintetizzi il resoconto di questo mese.
Confusione, transizioni pericolose tra verità e menzogna, tra finzione e realtà, sono effettivamente delle tematiche centrali nella storia, ahimè vera, raccontata da Carrère. Protagonista è infatti proprio un “villain”, un antagonista, un personaggio deprecabile, un “avversario” che non manca di affascinare il lettore e l’autore stesso, che ha scritto ben due libri ispirati alla sua vicenda (se consideriamo anche
La settimana bianca). Proprio questa commistione di ribrezzo e ipnotica fascinazione, di austera critica e inspiegabile compassione, sono stati gli elementi che hanno diviso una giuria di lettori abbastanza unita nella sua idea positiva sull’opera di Carrère.
C’è chi ha trovato fastidiosa l’aura di magnetismo e di celebrità emanata da un personaggio che si è fatto artefice di crimini così efferati e architetto di un castello di falsità così ingenuamente costruito; altri invece hanno apprezzato la trasparenza e la schiettezza giornalistica dell’autore che, con la sua asciutta concretezza, ha saputo descrivere in maniera semplice e al contempo profonda, una storia che potrebbe riguardarci più da vicino di quanto possiamo immaginare.
Un fatto di cronaca nera, diviene l’occasione per interrogarsi sull’eterna lotta tra bene e male, tra vero e falso, tra giusto e sbagliato, quel conflitto perenne che impregna la quotidianità dell’essere umano portandolo talora ad un dissidio interiore in cui ciascuno diviene
avversario di se stesso. Il protagonista è infatti contemporaneamente carnefice e vittima della propria rete di bugie, nelle cui maglie rimane così prepotentemente intrappolato da perdere ogni traccia della propria identità. E come la tela di un ragno, questa coltre intrecciata di bugie è così appiccicosa da trascinare anche i suoi amici e conoscenti, travolti da uno smarrimento disarmante quando si rendono conto di aver trascorso le loro vite con qualcuno che non conoscevano affatto.
Non è un genere che necessariamente conquista tutte le categorie di lettori ma, al termine di una serie di brevi arringhe ragionate, nel ruolo di giudice-notaio di questo processo letterario, mi sento di poter esprimere, con il consenso dei giurati Cubalibri, un parere positivo. L’ Avversario guadagna complessivamente un 4.1/5: i brividi donati da una storia tanto agghiacciante possono essere quasi auspicabili in questa torrida estate anticipata.
Giulia