Domenica si è tenuto l’incontro dei Buddenbook, in orario aperitivo o per alcuni magari post-aperitivo
, in modo da affrontare al meglio la discussione su un libro piuttosto impegnativo, ovvero “Il mio nome è rosso” di Pamuk.
Banana e Pregiudizio, anche detta Elisa, avrebbe dovuto aprire le danze in quanto sua la proposta, ma ha pensato bene di comparire una volta che ci fossimo riscaldati un po’ e le critiche principali e prevedibili fossero state fatte
.
Il libro infatti risulta oggettivamente impegnativo e complesso, una lettura non leggera e probabilmente poco scorrevole per chiunque. Ma se in alcuni la noia ha prevalso suscitando forti sentimenti di insofferenza e sottoponendoli alla continua tentazione di mandare libro e autore a quel paese, altri hanno visto in questa complessità il punto forte dell’opera. Pamuk si dilunga minuziosamente in descrizioni riguardanti la tradizione bizantina e l’arte della miniatura, tanto da risultare spesso
molto ripetitivo e ossessivo nei dettagli. I riferimenti simbolici e i profondi studi che vi sono alle spalle si notano, ma a volte non sono sufficienti per apprezzare quel che alla fine può risultare essere una narrazione monotona e confusionaria, tanto i minuziosi dettagli mettono in secondo piano la storia. Tuttavia, se invece si riescono ad apprezzare i tanti livelli di lettura offerti, il libro offre una ricchezza stilistica e di contenuti che può essere percepita come affascinante e coinvolgente.
In ogni caso ha offerto molti spunti di discussione, primo fra tutti il contrasto tra mondo e cultura orientali rispetto ai modelli occidentali, tema centrale di tutta l'opera di Pamuk. Il libro infatti ruota intorno al conflitto esistenziale tra il voler rimanere fedeli alle proprie tradizioni, rischiando di seguire
ciecamente principi senza senso, e il voler aprirsi alle novità, rischiando di perdere la propria
identità. Si è discusso di semiotica ed estetica, di importanza della trama e del sapere chi fosse l’assassino, e della significatività della storia d’amore, e la profondità delle nostre discussioni si è conclusa, con grande indignazione di Elisa, dando a Pamuk del venduto alla cultura occidentale, motivo per cui gli è stato probabilmente concesso il Nobel
, ma siamo comunque contenti che tramite queste opere possiamo conoscere realtà (o almeno una parte) che altrimenti ci risulterebbero ancora più incomprensibili.
Dal momento che il piano è vedersi a giugno in presenza, si è discusso un po’ su dei luoghi papabili, e su come proseguire la gestione del gruppo una volta che la sottoscritta lo avrà abbandonato a sè stesso. Vediamo se ce la faranno
. Intanto, il libro sarà “A sangue freddo” di Capote, che dopo essere stato libro
letturato
a febbraio, vince di nuovo come libro del mese sia dai Buddenbook che a Milano. Non so se esser contenta che i gruppi di lettura siano così in sintonia o se darci dei monotoni….