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La storia della letteratura della diaspora africana in Italia prende avvio agli inizi degli anni Novanta. La prima breve fase è autobiografica e per lo più coautoriale: gli immigrati raccontano la propria esperienza migratoria, e lo fanno a quattro mani con giornalisti italiani. È questo il caso dei grandi successi editoriali di quel periodo.

Io venditore di elefanti. Una vita per forza tra Dakar, Parigi e Milago (Baldini+Castoldi) di Pap Khouma e a cura di Oreste Pivetta è stato pubblicato per la prima volta nel 1990 e poi riedito diverse volte (l'ultima nel 2015). Pap Khouma ha lasciato il Senegal nel 1984 per raggiungere la Germania, e invece poi si è fermato a Milano, dove lavorava come venditore ambulante e dove oggi invece si occupa di cultura e letteratura. Esponente di riferimento della letteratura migrante in Italia, ha continuato a scrivere: nel 2005 è uscito Nonno Dio e gli spiriti danzanti e nel 2010 Noi neri italiani, sempre con Baldini+Castoldi.
Chiamatemi Alì (Leonardo) di Mohamed Bouchane e a cura di C. De Girolamo e D. Miccione, ambientato anch'esso a Milano ma il cui protagonista è un giovane marocchino, ha avuto un destino diverso poiché, dopo la pubblicazione nel 1991, non è più stato riedito ed è oggi fuori catalogo.
C'è poi La promessa di Hamadi (De Agostini Scuola) di Saidou Moussa Ba e a cura di P.A. Micheletti, che non è un racconto autobiografico ma un romanzo. L'eccezionalità di La promessa di Hamadi sta anche nel pubblico di riferimento, quello dei ragazzi a partire dai 12 anni – e fortunatamente questo testo viene adottato ancora oggi nelle scuole. Così i ragazzi, gli adulti di domani, da un lato scoprono la vita e la cultura dei senegalesi, i motivi della loro emigrazione disperata, le difficoltà di integrazione e la forzata clandestinità in Italia, e dall'altro riescono, attraverso un romanzo che nonostante tutto resta delicato e leggero, a comprendere meglio un pezzo importante del nostro presente.
Dagli anni Novanta ad oggi sono trascorsi quasi trent'anni, e i romanzi di autori africani scritti in lingua italiana sono quasi cinquecento.
Ma a questo punto si pone una domanda centrale, la cui risposta non può però essere univoca: che cos'è la letteratura della diaspora africana? È quella scritta da autori che la diaspora l'hanno vissuta o quella che ha per tema la diaspora? In questo ultimo caso, ai romanzi di autori africani vanno aggiunti quelli scritti dai numerosi autori italiani.
Igiaba Scego, altra esponente di rilievo della letteratura migrante, ha affermato che il colonialismo è diventato un "genere editoriale". Tempo di uccidere di Ennio Flaiano, ambientato in Africa durante la Seconda guerra mondiale, è rimasto per lungo tempo un unicum; negli ultimi anni, invece, sono stati pubblicati diversi romanzi che si sono confrontati, sotto molteplici prospettive, con il colonialismo e le migrazioni del nostro presente.
Pensiamo a La grande A (Giunti), esordio di Giulia Caminito, che partendo dalla biografia familiare dell'autrice racconta degli italiani in terra d'Africa, a Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) di Giuseppe Catozzella, pluripremiato romanzo che pure attinge a una storia vera, quella dell'atleta somala Samia che rincorre la libertà e il sogno di vincere le Olimpiadi, a Mare al mattino (Einaudi) di Margaret Mazzantini, in cui si intrecciano le vicende di due donne libiche – una giovane vedova che si imbarca profuga per l'Italia, l'altra cacciata dal regime nel 1970 e rientrata allora in Italia –, e ancora Sangue giusto (Rizzoli) di Francesca Melandri, nel quale il collegamento tra il passato coloniale e le attuali migrazioni appare in tutta evidenza attraverso la figura di Attilio Profeti, camicia nera volontaria in Etiopia e una vita piena di segreti, che la figlia Ilaria ha intenzione di scoprire.
La letteratura della diaspora africana in Italia viene oggi anche – e soprattutto – rappresentata da italiani di origine africana, la seconda o addirittura la terza generazione. Ciò che questi autori così diversi tra loro hanno in comune è una ulteriore riflessione sull'identità ibrida. Erminia Dell'Oro (con all'attivo una vasta produzione letteraria per adulti, ragazzi e bambini, il cui ultimo lavoro è Il mare davanti, Piemme), Gabriella Ghermandi (molto attiva sul tema della multidentità e il cui esordio Regina di fiori e di perle, Donzelli, è stato tradotto anche negli Stati Uniti), Cristina Ali Farah (Madre piccola, Frassinelli, e Il comandante del fiume, 66thand2nd) e la già citata Igiaba Scego (si segnalano qui in particolar modo Oltre Babilonia, Donzelli, e Adua, Giunti) non hanno solamente ripensato il passato e tematizzato lo sradicamento e il senso di appartenenza, l'integrazione e il razzismo, ma anche dato voce a "un'esigenza collettiva": una letteratura "non più espressione di un'identità esclusivamente nazionale, ma voce di una «pluridentità» ibrida, migrante, dislocata e «eccentrica»".
Come scrisse Armando Gnisci, uno dei più importanti comparatisti e studiosi della decolonizzazione e tranculturazione degli europei: "La migrazione [...] non è una qualità che forma e distingue la letteratura solo da un punto di vista sociale o in ragione della tematica (fissa) che tratta: quella dell'immigrazione, appunto, in senso proprio e dominante. La migrazione, invece, è una qualità primordiale (di ordine primo: alla lettera) del destino degli umani. È un valore e un dolore, o anche un'abitudine e un'avventura, che origina l'umanità come tale e le permette di produrre immaginario e discorsi".

Fonti:

De Martino, Giulia; Clavari, Rosella: «Leggere l'Africa 2». In: Scritti d'Africa, 16.03.2019

Gnisci, Armando: Creolizzare l'Europa. Letteratura e migrazione. Roma: Meltemi Editore, 2003.

Rega, Gennaro: «Gli scrittori stranieri adottano la nostra lingua». In: La ricerca Loescher – Letteratura, 08.02.2017

Scego, Igiaba: «I libri che smontano il mito del colonialismo buono degli italiani». In: Internazionale, 01.04.2017

Tommasini, Francesca / Venturini, Monica: Scritture postcoloniali: Nuovi immaginari letterari. Roma: Edizioni Ensemble, 2018.

Copertina tratta da "La grande A" di Giulia Caminito.

(articolo a cura di Elisa Occhipinti)

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