Novel67 ha scritto: Proprio ieri ho terminato di (ri)leggere Delitto e Castigo, che avevo letto molti anni fa e che ormai ricordavo in maniera confusa. Beh, rettificando parzialmente ciò che avevo scritto in precedenza, ora non esiterò a definire bellissimo questo romanzo, che nonostante la mole si lascia “divorare” in breve tempo. Anche in quella seconda parte che m'era sembrata meno scorrevole ...
La questione che ora pongo riguarda il finale. A me è piaciuto moltissimo: tenero, delicato e assolutamente appropriato. Altri lo hanno giudicato invece un po' forzato e sottotono rispetto a quelle sembravano essere le premesse. Forse l'improvvisa scoperta dell'amore e della religione da parte di Raskolnikov è parsa un'incongruenza: voi cosa ne pensate?
Vabeh ho deciso che finalmente ti rispondo che se aspetto di avere un momento da dedicare all´approfondimento della religione in Dostoevskij e in delitto e castigo non ti rispondero mai!Quindi non sarà una risposta poi cosi soddisfacente come ti avevo promesso

Secondo me non è affatto un´incongruenza,anzi! Raskolnikov commette l´omicidio e subito dopo si sente divorato dai sensi di colpa,dal dubbio,va in pezzi. Tutto il romanzo ruota intorno alla sua fragilità, al fatto che non riesce ad avere più una sicurezza interiore, un sentimento di certezza che lo guidi. Ed è spesso lo stesso sentimento che si trova in persone e scrittori assaliti dal dubbio della fede, un´incertezza che ci porta a pensare che non sappiamo più in cosa credere. Raskolnikov progetta l´omicidio, ne è convinto,pensa sia la cosa giusta.Poi lo compie e si rende conto che non era il gesto significativo che voleva compiere. E quindi penso non sia un´incongruenza se proprio quella fede che fa tormentare tanti artisti, sia invece la salvezza in Delitto e castigo (e non sto facendo propaganda religiosa

). La fede dà certezza,si smette di credere e si va in pezzi. Allo stesso modo in Raskolnikov vanno in pezzi tutte le sue convinzioni e ideali,la sua vita,e riesce a ritrovare stabilità soltanto in quella fede che guida tanti uomini. Quindi mi sembra anzi un´ovvia conseguenza,alla fine tutto il romanzo lo si potrebbe quasi leggere cosi,in "chiave religiosa". Un po forzata è forse il personaggio di Sonja,che mi ricordi mi aveva colpito proprio per questa fede sì semplice,ma decisamente troppo profonda e che stonava un po´ con il resto della storia. E di conseguenza anche l´amore tra i due mi sembrava un po´ troppo eccessivo, quadi che Raskolnikov abbia così tanto bisogno di una redenzione che confonde la fede religiosa con l´amore per Sonja. Però vabeh, a me non è pesato per niente il finale,alla fine molti scrittori russi,tra cui lo stesso Dostoevskij oltre che Tolstoj, vivevano in quel periodo una profonda crisi religiosa che si riflette in molte delle loro opere, l´incertezza,la fragilità di Raskolnikov sono l´incertezza e la fragilità di Dostoevskij, cosi come è autobiografica l´espiazione nel campo di concentramento.
Sono contenta che sei rimasto ancora più entusiasta dopo la rilettura