Ho finito il libro. Mi è piaciuto molto.
Secondo me gli aspetti negativi, che alcuni hanno già evidenziato, derivano dal fatto che si tratta di una traduzione di una traduzione. Oltre a ciò, secondo me questo libro conferma la mia tesi sul rapporto con le letterature straniere. Alcune cose non si capiscono a pieno (almeno io non le ho capite) perché radicate in un contesto culturale diverso (tra l'altro lo dice Beatrice a un certo punto nei commenti).
Passiamo ai tantissimi lati positivi
Innanzitutto, a mio avviso è un romanzo dostoevskijano. Non a caso si apre con una citazione di Dostoevskij. Il tormento interiore, la tendenza all'indecisione e all'autodistruzione, la passione per il sadismo e il masochismo, sono tutti tratti delle opere dell'autore russo. Probabilmente questo è il motivo per cui mi è piaciuto
Questo è uno dei romanzi che a mio avviso assumono un significato particolare alla luce della vita (in questo caso soprattutto della morte) dell'autore. Le sue riflessioni sulla morte e l'attrazione verso di essa non mi sembrano retoriche, ma reali.
Il rapporto con Sonoko secondo me è centrale nel romanzo, e non trovo che ad esso siano state dedicate troppe pagine (per me la lettura è stata addirittura appassionante
). Il rapporto con lei, infatti, illumina la controversa natura di Kochan (o come si scrive)/Mishima e il conflitto tra attrazione sessuale (omosessuale, sadica) sentimento "romantico" o "platonico", tra essere e dover essere. Lo dice lui a un certo punto, parlando della contrapposizione tra corpo e anima.
Anche io, come altri, ho trovato interessante il punto di vista giapponese della guerra, che in fondo è uguale per tutti gli esseri umani.
Quanto al confronto con Limonov, io trovo un elemento in comune: il carattere difficile e generalmente infelice dei rapporti personali, oltre che qualche traccia (o qualcosa di più) di narcisismo. Poi forse ce n'è anche un altro: erano entrambi nazionalisti.