Sono contenta che ti sia piaciuto Davide! Anche io sono di questa opinione! Penso che leggerò qualcos'altro di Mishima, con calma, e documentandomi per capire se esiste qualche traduzione più "diretta" delle altre sue opere. Ha diversi titoli interessanti.
Dostoevskij non l'ho mai letto, ho un innato timore dei russi, e da come lo descrivi potrebbe piacermi molto o pochissimo. Come ho già approfondito altrove, queste tematiche le affronto bene se riesco a non farmi invischiare troppo. A volte dipende dal mio stato d'animo, a volte dalla penna dell'autore. Comunque l'associazione mi ha colpita molto, come il fatto che nelle letture di questi mesi ci siamo imbattuti in personaggi controversi, legati da questa tendenza a sublimare ciò che hanno dentro in violenza, sia essa reale o immaginaria.
Azzardo e coinvolgo una terza protagonista: Thérèse Desqueyroux, dalla lettura del mese di marzo. Vicenda molto diversa, molto più intima, per niente politica, di sicuro però sociale (la famiglia come istituzione, autorità e gabbia dell'individuo). Thérèse è un'altra che comprime tutto dentro, come Kocchan, che non possiede la sua stessa tendenza all'autoanalisi (quella di lui, a parte tutto, è raffinatissima, forse anche troppo) ma che alla fine compie un unico atto violento, deciso, diretto, che emerge senza poterlo controllare, dalle profondità dell'inconscio.
Tre protagonisti che cercano di liberarsi attraverso la violenza: nel caso di Limonov sistematica, ma ferina e istintuale, applicata un po' in base all'opportunità (violenza di gruppo, seduzione, manipolazione); Thérèse con un unico, privato, mostruoso atto emerso dalle profondità della psiche; Kocchan nella sua mente, attraverso ossessioni e fantasie che gli danno sollievo solo momentaneo.
Maria Chiara | Redattrice editoriale e per il Web | Social: @lettereminute
Anch'egli sarebbe invecchiato, anch'egli un giorno sarebbe dovuto morire [...]. Ma oggi egli era giovane, era un bambino, il nuovo Siddharta, ed era pieno di gioia. (Siddharta, Herman Hesse)