Ho letto i primi quattro capitoli e devo dire che la storia procede senza grossi problemi, a parte i discorsi filosofici-intellettuali della casta di amici di Clifford, ma non sto amando molto lo stile di Lawrence perché lo sento troppo presente come narratore.
Anche io ho fatto le stesse considerazioni di Giuseppe sulla figura del papà di Constance, un genitore che sa osservare e che conosce le figlie... oggi mi sembra una cosa difficile da notare perché siamo tutti troppo distratti e presi da altro
Persona molto acuta e senza troppe soggezioni, si accorge subito che, al ritorno dal periodo di studio, le sue figlie hanno conosciuto l'amore. Questo lascia intendere in primis che è un genitore attento e secondariamente che quella esperienza (per quanto snobbata dalla protagonista) ha determinato un qualche cambiamento nella sua personalità.
Da queste poche pagine, si comprende già che vita sacrificata faccia Connie: è giovane; vive in un posto grigio e puzzolente; la gente del posto è di un'altra estrazione sociale e non vuole fraternizzare con lei; non ha una vita sessuale e se la ha non è neanche così soddisfacente (vedi Michaelis) e, secondo me, non ha neanche una vita amorosa decente perché il marito è egocentrico, ha un brutto carattere, sicuramente dovuto anche alla sua disabilità, e mette in croce la moglie per averla come guida/musa/statuina; la cognata la odia perché le ha portato via il fratello (e qua un po' di sedute dallo psicologo per Emma non farebbero male); non solo, gli unici scambi culturali provengono solo dagli amici del marito, i quali fanno finta che Connie non sia lì e parlano parlano senza poi approdare a nulla. Nel libro c'è scritto che lei si diverte a sentirli, mah... posso dubitare? Non dovrebbe neanche parlare secondo loro.
Stando così le cose, ci possiamo stupire che questa povera donna cerchi altrove ciò che le manca? E' già tanto che non abbia tentato il suicidio o non sia ancora scappata...