Ho terminato il libro (comunque velocemente, eh!) e l'ho trovato molto bello. Sarebbe da rileggere per la complessità che contiene e per il "più" che si può ricavare dalla rilettura di una storia di cui si sa già la trama.
Vorrei scrivere molte cose sui personaggi e i loro rapporti, ma è davvero complicato sintetizzare in poche parole un giudizio su di loro. Il che, a mio avviso, conferma che Franzen ha scritto un libro di un realismo estremo (salvo forse la parte in Lituania e, come notava Giuseppe, il finale un po' semplicistico) e ha descritto mirabilmente una famiglia. Personalmente io mi sono trovato, per esperienza diretta o indiretta, in molte delle dinamiche che l'autore ha mostrato magistralmente.
Come già si accennava, il modo in cui si interpreta il libro dice davvero molto di ciascuno di noi.Io comunque, sconfessando il mio proposito di non giudicare i personaggi, se dovessi dare la palma di “mostro” della storia la darei a Caroline. Il suo comportamento verso Gary e il figlio Jonah mi ha scioccato più di tutto il resto. Per il resto, tutti i personaggi hanno i loro lati positivi e negativi. Chip e Denise comunque mi fanno abbastanza simpatia, perché in fondo non hanno cercato di rovinare le vite degli altri, ma solo la propria
Prendo posizione sul rapporto genitori-figli. Non ritengo che i figli abbiano alcun dovere naturale o innato di amare o essere riconoscenti verso i genitori. Nè ritengo che i genitori abbiano un particolare merito a “crescere” i figli. Li hanno messi loro al mondo, ci mancherebbe il contrario.
Ritengo invece che spesso i genitori facciano e/o crescano i figli per soddisfare un bisogno egoistico. Ciò è molto palese in Enid, a cui interessa “la facciata” e non che i figli stiano bene davvero (tranne nelle ultime pagine, ma quelle stonano con l’intero romanzo). Ma secondo me anche Al, quando protegge “l’onore” (?) di Denise, difende in realtà l’immagine ideale della figlia. Il suo “sacrificio” stava solo nella sua mente, forse…