Posso aggiungere poco ai vostri commenti, davvero complessi e articolati, però voglio confermare la sensazione di trovarsi davanti a un gran libro, e anche a un gran finale. Non era facile scriverne uno per questa storia così atipica, ma credo che Buzzati abbia fatto proprio la scelta giusta.
Sì, concordo! Secondo me il finale è il "pugno nello stomaco" o lo "schiaffo in faccia" che Buzzati ha deciso di dare al lettore per trasmettergli un messaggio: "Non fare come me! Non fare come Drogo! Sveglia!"
Un finale aperto, a mio modesto parere, non avrebbe ottenuto lo stesso effetto.
Nei giorni scorsi riflettevo sul fatto che questo romanzo potrebbe essere accompagnato anche alla lettura di un saggio, "Il vicolo cieco" di Seth Godin, di cui avevo parlato in
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. Ci ho trovato alcune somiglianze, tra tutte il tema del cambiamento (quando è giusto cambiare? come fare a capire quando è il momento di farlo?). Ne consiglio la lettura a chi si sente imbrigliato (in qualsiasi contesto) e a chi sta cercando di capire se è l'ora di cambiare qualche aspetto della propria vita. Ricordo che mi fu molto d'aiuto
Sul valore del romanzo e dello scrittore, nessun dubbio! E confermo l’idea che il finale sia proprio il climax dell’opera. E forse è vero che Buzzati ha voluto dare un piccolo monito. Però penso che non lo abbia fatto in modo netto. Rimane sempre valida anche l’ipotesi del “era giusto così”. Drogo ha seguito il suo destino… Forse il finale rimane aperto per questo dilemma interpretativo. In ogni caso, rimane l’estrema delicatezza di come Buzzati lo pone. Non ti impone la sua morale, vuole che sia tu a maturare la tua. Geniale.
Grazie Guido per il saggio suggerito. Lo aggiungo volentieri agli altri testi che avete associato a questo.
"Bea sostiene che leggere è un'arte in via di estinzione e che i libri sono specchi in cui troviamo solo ciò che abbiamo dentro di noi, e che la lettura coinvolge mente e cuore, due merci sempre più rare"
Carlos Ruiz Zafon