Il libro mi sta piacendo molto!
Sto facendo, in parallelo, una piccola ricerca sulle regole dei vari ordini monastici e devo dire che la trovo di aiuto per capire le differenze di pensiero, anche molto marcate, tra Guglielmo e gli altri monaci. Altrimenti di primo impatto sembra quasi che Guglielmo sia alieno alla realtà religiosa di cui fa parte.
Vi copio e incollo un passo trovato in rete, riferito a "Due regole a confronto. San Benedetto e San Francesco", di A. Quaglia, che forse potreste trovare interessante anche voi.
«la magna charta della fraternità francescana non si preoccupa di stabilire, regolare, proibire questo o quello. Avendo dato le indicazioni di fondo, le linee direttrici, lascia i frati all’esercizio, faticoso certo ma esaltante, della minorità nella fraternità. […] La vita francescana è sostenuta più da impulsi carismatici che da leggi, più da creatività che da statuti… più dall’apertura che dalla clausura… più da un apostolato pieno di fantasia che da una zoppicante imitazione». Così, il rapporto tra superiori e inferiori risulta improntato al «servizio», e non vi è l’insistenza benedettina sulla disciplina e sulla punizione, sull’organizzazione quasi poliziesca che tutto stabilisce, seppure con discrezione, per il buon funzionamento della comunità. Nel monastero benedettino il monaco deve espropriare la propria volontà a favore dell’abate, che è garante dell’autorità e guida verso la salvezza; anche nel convento francescano il frate si sottomette, per amore di Cristo, ma tutti si sottomettono a tutti. L’obbedienza benedettina è scolastica, militaresca, prevalgono in essa «le motivazioni ascetico-organizzative su qualunque altro elemento che ne possa allargare l’orizzonte di respiro morale e alleggerirne la pesantezza»; quella francescana è soprannaturale e mistica, cristologica e liberante (libertaria?), universale e lieta.
Scusate per la supercazzola da archeologa...

Se volete per punizione posso fare Salvatore.