Riprendo il post di porthosearamis
"l'approccio a tutto ciò deve essere il più semplice possibile"
Su questo sono molto d'accordo: un grosso problema dell'approccio alla lettura (a alla letteratura, per chi volesse allargare lo spettro della riflessione) è proprio la patina di "finto intellettualismo a tutti i costi" con la quale molte persone - e includo anche i cosiddetti professionisti del mestiere come professori, intellettuali opinionisti e chi altri ha fatto della letteratura in generale qualcosa più della propria passione - spesso cercano di presentare il mondo della lettura. E appunto, fin qua ti do piena ragione, bisogna svecchiare l'immagine non solo dei lettori, ma in primis dei libri e della lettura.
"lo scopo non è creare degli intellettuali, ma quello di spingere le persone a divertirsi.Mi sono venute in mente quelle persone che non hanno studiato e che non sanno niente di Proust o di Pirandello, ma divorano romanzi rosa Armony o romanzi del terrore, cioè quei romanzi che fanno leva sui sentimenti basici dell'uomo: l'amore e la paura"
Capisco quello che vuoi dire quando affermi che lo scopo non è quello di creare intellettuali, ma penso comunque che sensibilizzare le persone alla letteratura non possa prescindere dall'idea di creare lettori più, per così dire consapevoli. Mi spiego: senza togliere nulla ai gusti personali, dove ognuno di noi si sente più affine a determinati generi o a a tematiche nelle quali riesce a rispecchiarsi maggiormente, penso che si dovrebbe cercare di affrontare la questione sotto un'altra ottica che, esasperando il termine, si potrebbe definire "di qualità".
I migliori romanzi sono proprio quelli che fanno leva, narrandoli, sui i sentimenti e le necessità se non primarie, basilari dell'individuo. Nell'immaginario comune l'Harmony è il romanzo è il libro sentimentale per eccellenza (e qui non approfondisco l'argomento perché a mio avviso sarebbe degno di una discussione tutta sua) dove i sentimenti, nel bene o nel male, la fanno da padrone.
In controtendenza, ammetto di aver letto "Cime tempestose" e di averlo trovato a dir poco travolgente e mozzafiato: se è il "sentimento" che cerchiamo in un libro, cosa c'è di più estremo di un uomo che dilaniato dal dolore per la perdita dell'amante invoca il fantasma della donna nella speranza che questo venga a tormentarlo (e badiamo bene, non a visitarlo o a manifestarsi, ma proprio a tormentarlo nel senso "horror" del termine) per poter di nuovo vederlo e rivivere l'intensità del loro rapporto?
Ora, non sono così ingenua: il linguaggio non è molto attuale, l'ambientazione lontana nel tempo e la fama di "mattone" non giovano al lettore, magari neofita, che si appresta alla lettura.
Ma sono convinta che ci può essere la via di mezzo tra il classico di difficile lettura e il libretto di sentimenti, si tratta di avvicinare la gente alla letteratura più contemporanea: a volte sembra quasi che la maggioranza degli addetti ai lavori (chiamiamoli così) si dimentichi che passati gli anni '50, con Moravia & co. si sia continuato a scrivere bei libri e bella letteratura.
Come spesso succede in Italia rimaniamo attaccati ai grandi del passato, relegando i futuri grandi in un angolo, creando così una spaccatura tra quelli che hanno avuto le possibilità di avvicinarsi ai classici e chi no. E questo vale soprattutto per i giovani: capisco i fenomeni di moda , da Twilight a Moccia, ma ci sono centinaia di romanzi che parlano di adolescenza in modo più profondo e sfaccettato (non se la prendano male i lettori) di Moccia, rimanendo invitanti per i ragazzi (e qui si veda Ammaniti, Brizzi, Coe, Quenau etc..).
Quindi, in sintesi: avvicinare le persone alla lettura non deve escludere a l'avvicinarsi alla "buona letteratura", anche dei giorni nostri, soprattutto quella dei giorni nostri se vogliamo consigliare uomini e donne che per mille motivi hanno sempre schivato/schifato la lettura, cercando di fare leva come dici tu
Sull' "educazione alla curiosità, cioè una sana e continua stimolazione della mente alla ricerca del piacere intellettuale."