Io credo che entrambe le scuole di pensiero precedentemente esposte siano valide.
L'opera d'arte deve essere apprezzabile per quello che è e per quello che riesce a far emergere a chi la fruisce, indipendentemente dall'autore. Questo credo sia il prerequisito fondamentale, senza di esso non si può parlare di opera d'arte.
Vi sono opere che vivono solo di sé stesse, i cui autori ci sono completamente oscuri, basti pensare a tutte quelle il cui autore è anonimo (ad esempio Le Mille e una notte) o di quantomento incerta attribuzione (Omero, Shakespeare), o di quelli della cui vita si sa poco o niente (tantissimi i casi, basta andare indietro nel tempo), che ancora oggi riescono a parlarci e a insegnarci cose di noi stessi.
Però, se si vuole contestualizzare l'opera non solo nel tempo ma per cosa essa abbia rappresentato per l'autore, o come mai l'autore abbia fatto ciò che ha fatto, allora conoscerne la biografia è fondamentale. Anzi, è una delle maggiori innovazioni della critica (non solo letteraria) contemporanea: sempre più spesso si cerca di spiegare lo stile e i soggetti di un autore attraverso la sua vicenda personale.
Faccio un esempio che riguarda la storia dell'arte: Artemisia Gentileschi.
La Gentileschi è stata riscoperta in questi ultimi anni, ed ora è considerata la più brava pittrice rinascimentale. Le sue opere possono essere apprezzate per quello che sono, senza il bisogno di conoscerne la vita.
Però, alcuni critici e storici dell'arte, hanno iniziato ad andare a fondo alle sue opere, notando un filo conduttore: le donne dei suoi dipinti sono forti, spesso infrangono la prospettiva con delle dimensioni maggiori di quelle che dovrebbero avere e a volte "dominano" gli uomini che hanno accanto.
Ora, andando a ricercare la vita dell'artista, gli storici hanno scoperto che Artemisia è stata violentata da uno dei suoi maestri di pittura, che ha denunciato l'accaduto e che nel processo ha dovuto fortemente combattere per farsi ascoltare, continuando a ripetere "è vero, è vero" perché non veniva creduta.
Le sue opere, alla luce di questo fatto, assumono tutto un altro significato: le donne dei suoi dipinti ci portano un messaggio estremamente moderno, "le donne sono forti e si possono e devono vendicare dei soprusi. Siamo pronte a combattere le ingiustizie", sembra ora dirci.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza conoscere la sua vita.
Al contrario, a volte il conoscere la vita di un autore ci porta ad avere pregiudizi nei confronti delle sue opere: Ezra Pound e D'annunzio simpatizzavano col fascismo, alcuni non leggeranno mai Montanelli, a causa della vicenda della sposa-bambina, altri non vogliono più ascoltare una canzone di Michael Jackson, dopo il controverso documentario sulla sua pedofilia. E gli esempi di questo tipo non si contano.
Tutta sta pappardella, per dire che una soluzione non c'è, ma forse non vi è nemmeno un problema: è semplicemente un fatto di prospettiva.