@ Vittorio, Francesca è una santa. E che pazienza! Magari a lei riesci a dire cosa non capisci.
In quanto ai Miserabili, permettimi: di facile non c'è nulla in tutto il romanzo, ci sono delle pagine "ostiche" lui scrive di avvenimenti storici (le due successive piccole rivoluzioni dopo la massima e cioè 1830 / 1848, Waterloo) senza una minima traccia storica per i poveri lettori del XX e XXI secolo). Mi sono vista costretta ad andare online per recuperare notizie.
Vittorio, abbiamo letto insieme "Guerra e pace", ma dai.......

un altro stile e con la parola stile non dico nulla. Tolstoj e Hugo sono contemporanei, la pensano allo stesso modo, sono due impegnati socialmente, sono religiosi, vogliono il riscatto degli ignoranti e dei poveri, eppure uno è il giorno col solo splendente, l'altro è la notte più buia senza stelle, senza luna.
Parliamo di Proust invece. Il suo Narratore è un personaggio interessante, un uomo sensibile, colto, attento alla società bene che lo circonda, ironico nei loro confronti, li prende in giro con un certo sarcasmo a volte. E' un uomo che non crede all'amicizia, e ha un grande amico: Saint Loupe, non crede all'amore e si prende una "cotta" per Albertine. E' un nevrotico, ma ha coscienza di se stesso. E' un uomo moderno, ricco, snob certo. Pensa però, pensa veramente tanto e scopre un sacco di cose su noi umani, sui nostri maggiori difetti, sui nostri sogni, sul nostro dolore. Ama la musica e la pittura. Certo il fatto che ne parli così spesso può mettere il lettore moderno in difficoltà. Ma al di là del suo "spaccato" sulla bella e aristocratica società che noi non conosciamo, le cose che dice sono universali, stanno benissimo anche addosso a noi. Proust non cerca il romanzo impegnato politicamente, e dice anche perché lo rifiuta, non cerca il romanzo della denuncia sociale, altri prima di lui lo hanno fatto perché ripetersi? A lui interessano gli uomini e le donne.
Vediamo se quello che ho tentato di comunicarti è arrivato. altrimenti c'è sempre Francesca che mi pare molto preparata.