pierbusa ha scritto: Se quello che ho scritto è stato recepito che "Guerra e Pace" deve piacere a tutti i costi, significa una sola cosa: che ho un grosso problema di comunicazione. 
Quindi voglio essere sintetico ma estremamente chiaro. 
Quando ci si accosta a grandi classici come "Guerra e Pace" il problema "mi piace" o "non mi piace" è di assoluta secondaria importanza. La lettura va affrontata con profonda umiltà consci del fatto che sono opere che richiedono un quid di attenzione e di fatica in più del solito.
Nulla vieta durate la lettura di confrontrarsi e di discutere. Evitando però ove possibile dopo la terza pagina della prima parte del primo libro giudizi sommari.
Una volta completata la lettura e magari con l'aiuto di qualcuno o di qualcosa (si Novel67 proprio così) cercando di comprendere nel profondo quanto letto si potrà esprimere un giudizio consapevole di quello che si è appena letto.
Questo è il mio approccio, non è assoluto, non è definitivo, non è categorico, non è supponente. Solo il mio modo personale di intendere la lettura dei grandi classici.
Guarda che Bibbagood - secondo me - ti ha dato sostanzialmente ragione, scrivendo
... secondo me Guerra e Pace lo si può apprezzare solo e inevitabilmente dopo che si è giunti a un buon punto della lettura e soprattutto una volta finito, perché è uno di quei libri che chiudi sospirando e dicendo "Wow". Non per i singoli passaggi descritti, ma per la complessità vera e propria ...
E a dire il vero, neppure io ti posso dare torto: non va dimenticato infatti che il mio giudizio - sommario certamente, ma non
assoluto, definitivo, categorico e supponente - era relativo solo ad un quarto del libro. Ora potrei anche averlo rivisto, limato o addirittura cambiato (forse), ma purtroppo non te lo posso dire ...
Lascia però che ti ricordi (e spero vivamente che non suoni come una provocazione: per questo ti regalo un karma anticipato

) che tu stesso avevi sollecitato l'apertura anticipata di un confronto, salvo poi lasciare in sospeso ogni giudizio quando hai pensato che la complessità del romanzo richiedesse prima una lettura completa e approfondita, e magari pure l'ausilio di un apparato critico.
Ecco, su questo continuo a dissentire: se stessimo studiando Tolstoj e la sua opera, sarei pienamente d'accordo con te; ma in un gruppo di lettura non trovo sia l'approccio migliore.
Primo, perché se vi partecipassi vorrei sentire solo le impressioni personali - meditate sì, ma non filtrate - degli altri lettori; secondo, perché è chiaro che qualsiasi mio commento da semplice lettore - in confronto a quello di un critico letterario - sembrerebbe limitato, stonato e forse anche ridicolo.
E magari allora, per evitar brutte figure, sceglierei di starmene zitto. E infatti, detto questo, mi taccio ...