pierbusa ha scritto:
Concordo con il tuo punto 1).
Il libro si chiama "Guerra e Pace"...per rispondere al punto 2).
3) Il padre di Andreij il Principe Nikolaj Bolkonskij sicuramente ben descritto non mi pare sia il personaggio più propriamente positivo. Ma capisco che stiamo parlando...troppo presto!
4) Nell'originale russo Tolstoj ha messo appositamente tutte quelle parole in lingua francese e tedesca senza tradurle, fanno cioè proprio parte del "teatrino" di cui parla Citati. Una traduzione in italiano perché mai dovrebbe tradurle (se non in nota) se la volontà dello scrittore è che NON vengano tradotte? In ogni caso se proprio vuoi c'è una traduzione di inizio secolo scorso di Federico Verdinois per i tipi della Sansoni che traduce di tutto e di più senza nessuna nota e ove l'originale gli era sembrato troppo prolisso ha riassunto...buona lettura! 
5) Non ho parole! 
Pier, adoro questa tua intensa partecipazione emotiva alle discussioni, che pure a volte pare non ammettere opinioni dissonanti e che un po’ mi ricorda … quella del Principe Nikolaj Bolkonskij! Vedi, come ci si può affezionare anche a personaggi non propriamente positivi?
Scherzi a parte, provo a giustificare ciò che ho scritto.
Dunque, punto 2). Sì, è vero, il libro si chiama
Guerra e Pace ... Ma non è detto che lo si debba amare allo stesso modo in ogni sua parte. Non pensavo, nella mia ingenuità, che le parti guerresche fossero sviluppate in maniera così dettagliata, da voler ricostruire - su un’immaginaria cartina geografica - le complicate manovre degli opposti schieramenti, battaglione per battaglione.
In un romanzo la storia mi attira assai meno della fantasia: così, nel complesso, ho trovato la descrizione degli spostamenti delle milizie assai meno appassionanti delle pacate e subdolamente velenose conversazioni dei salotti ...
Punto 3). D'accordo: il vecchio despota non sarà un personaggio propriamente positivo (ma, per quanto letto finora, di chi mai potremmo parlare in termini esclusivamente positivi?). Ad ogni modo: non credi che il lettore possa affezionarsi anche a personaggi che non sono simboli di virtù? Rebecca Sharp de
La fiera delle vanità ne è solo un esempio.
Punto 4). Non ricorrerò sicuramente alla traduzione di Verdinois

, ma avrei comunque preferito qualche nota in più nell’edizione Garzanti. Almeno adesso saprei cosa faceva il servo Michajlo quando intrecciava i
lapti …
Infine il punto 5). Magari ho ecceduto, nel mettere in discussione questo capolavoro (fermo restando che stiamo commentando ora solo un quarto del romanzo). Però c'è anche chi s'è annoiato su Manzoni, chi non ha compreso Dostoevskij, o chi detesta Proust. Questione di formazione culturale, forse, ma anche di gusti.
Detto questo, sono proprio curioso di conoscere ora i motivi che ti stanno portando ad amare così, senza eccezioni, questo romanzo e in quali tratti riconosci i segni dell'assoluto capolavoro. Compito facile, eh ...