Ho finito la prima parte del 3 libro e l'ho trovata a tratti noiosa. Concordo con Bibba e Claudia sui bei passaggi che avete citato, per il resto tutta la parte (lunga) in cui menziona le strategie e le varie fazioni che si sono formate è veramente soporifera, anche se chiaramente fa capire bene come alla fine la guerra sia solo un modo per quelli al potere per "mangiare" sempre di più, per prendere tutto il possibile per sé, tanto poi a fare veramente la guerra sono le persone del popolo, coloro che danno la vita e che non avrebbero nessun motivo per fare la guerra.
Mi ha colpito particolarmente questo passaggio riguardante Nicolaj Rostov:
"Quell'ufficiale francese dei dragoni con una gamba brancicava a terra, con l'altra si era impigliato nella staffa. Batteva le palpebre, terrorizzato, come se da un momento all'altro si aspettasse un nuovo colpo: contraendo il viso in una smorfia di spavento sogguardava Rostov dal basso all'alto. La sua faccia giovane e bionda, pallida e inzaccherata di fango, con una fossetta sul mento e limpidi occhi azzurri, era la faccia meno adatta a un campo di battaglia: non un volto da nemico, ma un volto normale, comune, casalingo."
Insomma si capisce che in guerra infine non ci sono nemici ma solo uomini uguali a noi, costretti o indotti a combattere per la nazione, per la gloria, per motivi futili.
Poi cito un altro passaggio che mi è sembrato molto simpatico, invece, in cui Tolstoj non le risparmia a nessuno!

"Il francese può sentirsi sicuro di sé perché si crede personalmente, sia per doti fisiche che d'intelletto, irresistibile e affascinante, di fronte agli uomini come alle donne. L'inglese è sicuro di sé perché è cittadino del paese meglio ordinato del mondo; perciò, in quanto inglese, sa sempre ciò che deve fare, e sa che tutto ciò che fa, in quanto inglese, non può che esser ben fatto. L'italiano è sicuro di sé perché è irrequieto ed esaltabile, e facilmente si dimentica di se stesso e degli altri. Il russo è sicuro di sé perchè non sa e non vuol sapere nulla, nella persuasione che nulla si può sapere. Il tedesco è sicuro di sé nel peggiore dei modi, nel modo più disgustoso e inesorabile, perché è ciecamente convinto di sapere la verità: una scienza, cioè, da lui stesso elaborata, ma che per lui è il vero assoluto."
Insomma siamo messi male!