pierbusa ha scritto: Mi associo e sottoscrivo quando detto da Bibbagood e non torno sull'argomento, faccio solo due dovute precisazioni:
1) Lorenzo, mai detto che ti dovevi star zitto se per mia inettitudine hai capito questo mi scuso.
2) Tanto meno era un invito ad abbandonare la lettura, se per mio dolo hai inteso questo ri-scusa.
Aggiungo...
3) Sei più permaloso di me...e la cosa non depone a tuo favore!!!

Non stavo sull'Aventino, eh

: un impegno mi ha impedito di rispondere fino ad ora. Comunque, caro Pier, scuse accettate. Non per ciò che hai detto; ma per come lo hai detto. O almeno, per come l'ho inteso.
Quanto a permalosità penso che tutti quanti qui - a turno – si siano almeno una volta potuti fregiare del titolo di
primus inter pares. Adesso è ri-toccato a me: ma quanto a generare fraintendimenti, credo proprio che tu non sia secondo a nessuno

(ma forse solo perché ti sei iscritto al forum prima di me ...).
Detto questo, mi spiace che i miei appunti sulle vere o presunte incongruenze riscontrate all’interno di
Guerra e Pace siano parsi tanto superficiali da denotare non solo modesta cultura, ma addirittura scarsa sensibilità, quasi avessero rappresentato l’unica cosa per me degna di nota dell’intero romanzo.
Ora, sono il primo a riconoscere di avere orizzonti assai limitati e di essere talmente pigro da non nutrire nemmeno il desiderio di allargarli; ma che io sia interessato a cercare solo l’ago nel pagliaio è una vostra deduzione (tua e di Bibba). Del tutto arbitraria, vi assicuro.
Non dimenticare infatti che io non sono ancora giunto a metà libro: rispetto a te (voi) ho dunque una visione parziale e riduttiva delle cose. E magari anche sbagliata. Ma almeno il beneficio del dubbio concedimelo, prima di stroncare
tout court.
Quanto al saggio di Citati, che ciclicamente torni a sventolare come uno spauracchio

, non capisco perché ancora tu non ne abbia parlato, se tanto ti ha colpito. Io avevo solo detto che avrei preferito ascoltare impressioni non filtrate. Ricordo infatti ciò era scritto nel
vademecum:
8. Chi partecipa a un gruppo di lettura non fa critica letteraria; non sostituisce i critici di professione.
Ovviamente non si può impedire a un lettore di provare a fare il “critico”. Ma un "vorrei essere un critico" tende ad appesantire la discussione e a creare malintesi e diffidenze. Viene visto come “uno che sale in cattedra”. La discussione funziona meglio se i lettori/partecipanti esprimono al massimo l’esperienza soggettiva di lettura di quel libro, senza le pretese di oggettività nel giudizio estetico che segnano ogni "vorrei essere un critico".
Io la penso così: ma magari sbaglio. Se il tuo pensiero coincide con quello di Citati, ebbene: citalo! A me interessa ciò che hai da dire, e sono disponibile a commentare i passi che tu vorrai riportare, ammesso che ne sia all’altezza. Solo non chiedermi di leggere l’intero saggio, perché proprio non ci riuscirei. Grazie.