All'incontro del 24 luglio hanno partecipato 17 persone, tra cui un nuovo partecipante, Giammaria.Il romanzo è stato introdotto da Beatrice, che lo aveva proposto per la lettura del mese, ricordando però come il libro fosse stato in precedenza suggerito anche da Maria Letizia e da Marisa.Beatrice ha aperto la discussione definendo l'opera un libro di grande bellezza, capace di fondere in modo particolarmente riuscito due dimensioni: da un lato la ricostruzione in prosa della vicenda di Lucia Galante, madre dell'autrice, attraverso un'indagine quasi documentaria; dall'altro la dimensione poetica, con cui Maria Grazia Calandrone esprime il legame viscerale e profondissimo che la unisce alla madre. Molti partecipanti hanno condiviso questa lettura, sottolineando l'equilibrio raggiunto dall'autrice tra ricerca, memoria e poesia.Nel corso del dibattito sono emersi alcuni richiami ad altre opere che intrecciano indagine storica, memoria e autobiografia, come A sangue freddo di Truman Capote, Dora Bruder di Patrick Modiano e Gli anni di Annie Ernaux.A spiegare le ragioni della proposta del libro sono intervenute Maria Letizia e Marisa. Maria Letizia ha osservato come il cuore del romanzo sia il tentativo dell'autrice di ricostruire il rapporto con la madre e di restituirle simbolicamente la vita attraverso il racconto. In questa prospettiva ha assunto un significato particolarmente intenso il momento in cui Maria Grazia Calandrone si rivolge alla madre chiamandola "figlia mia": un'espressione che rovescia il rapporto tra madre e figlia e suggerisce come la scrittura diventi un gesto di rinascita, attraverso il quale l'autrice restituisce esistenza e dignità alla donna che gliela aveva donata.Marisa ha condiviso questa interpretazione e numerosi interventi hanno evidenziato anche il valore della ricostruzione storica proposta dal libro. È emersa l'immagine di un'Italia in cui le donne disponevano di pochissimi diritti, erano fortemente subordinate all'autorità maschile e una gravidanza fuori dal matrimonio comportava una pesantissima condanna sociale.La riflessione si è quindi allargata al presente. Pur riconoscendo gli enormi cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni, diversi partecipanti hanno osservato come ancora oggi, soprattutto in alcuni contesti più piccoli e periferici, persistano forme di giudizio sociale verso determinate situazioni familiari.Un altro tema affrontato è stato quello dell'emigrazione dal Sud al Nord nel secondo dopoguerra. Monica ha raccontato di aver visto un documentario della RAI dedicato alle difficoltà incontrate dai meridionali nell'inserirsi nelle città del Nord, rimanendone profondamente colpita. Anche Maria Letizia, originaria della Puglia e trasferitasi molti anni fa a Padova per motivi di studio, ha portato la propria esperienza personale, ricordando quanto fosse difficile sentirsi realmente accolti e integrati.Da qui la conversazione si è estesa alle profonde trasformazioni economiche e sociali degli anni Settanta, sottolineando come esse abbiano interessato il Paese in maniera molto disomogenea e come anche il Veneto abbia conosciuto sviluppi assai diversi tra città e campagna.Sul piano letterario, molti lettori hanno espresso grande ammirazione per la scrittura di Maria Grazia Calandrone. È stata apprezzata la capacità di alternare prosa e poesia senza forzature, di mantenere il controllo narrativo di una vicenda estremamente dolorosa e di trasmettere un'intensa partecipazione emotiva senza mai scivolare nell'eccesso di pathos o nel sentimentalismo.Non sono tuttavia mancate alcune posizioni più critiche. Alcuni partecipanti hanno dichiarato di essere rimasti meno coinvolti dal romanzo e hanno messo in discussione la principale interpretazione proposta dall'autrice, secondo cui Lucia Galante sarebbe stata condotta al suicidio dalla pressione esercitata dalla società e dall'interiorizzazione dei suoi rigidi codici morali. Secondo questi lettori, tale ricostruzione rappresenta certamente una possibile chiave di lettura, ma anche una scelta narrativa in parte consolatoria e non l'unica interpretazione possibile. È stato osservato che avrebbero potuto esistere alternative al suicidio e che, di conseguenza, è legittimo interrogarsi anche sul profilo morale della decisione di una madre che sceglie di togliersi la vita lasciando la figlia, pur avendo cercato, con le proprie ultime scelte, di garantirne la sopravvivenza.Infine si è discusso anche della figura del padre, giudicata da alcuni sorprendentemente marginale nella ricostruzione della vicenda, e ci si è interrogati sulle ragioni di questa scelta narrativa.Nel complesso, pur nella varietà delle interpretazioni e delle valutazioni, tutti i partecipanti hanno riconosciuto al romanzo un notevole valore letterario e umano. La discussione è stata ricca e partecipata e ha confermato la capacità dell'opera di suscitare riflessioni non solo sulla vicenda personale raccontata, ma anche sulla storia sociale dell'Italia, sul ruolo delle donne, sul rapporto tra memoria e identità e sulla complessità dei legami familiari.L'incontro si è concluso con la lettura, da parte di Maria Letizia, della poesia Ultima preghiera di Giorgio Caproni, poeta molto amato anche da Maria Grazia Calandrone. Nella poesia, Caproni immagina di inviare la propria anima, in bicicletta, per le vie di Livorno alla ricerca della madre ancora giovane, nel tentativo di incontrarla e restituirle simbolicamente la vita attraverso la memoria e la poesia. Una conclusione particolarmente significativa, che ha creato un ideale ponte con il romanzo appena discusso e con il suo tema centrale: il tentativo di ricostruire, comprendere e far rivivere la figura della madre attraverso la scrittura.